Calciomercato, 3 modelli di articoli giornalistici pronti per l’uso

Cari giornalisti sportivi, cari redattori pagati a parole, cari stagisti costretti a lavorare gratis, l’estate è un periodo convulso per il calcio, lo sapete e lo sappiamo bene tutti.
Terminati i campionati e le coppe e in assenza di Europei e Mondiali, il racconto quotidiano del calcio subisce una battuta da arresto. E adesso, cosa raccontiamo? Ma come, c’è il calciomercato!

Già dalle prime ore che seguono la stagione ufficiale, ecco che il gran circo si rimette in moto, sempre uguale a se stesso: via ai grandi proclami, annunci di scambi clamorosi, retroscena insospettabili, la rivelazione delle mezza verità.
Del resto ci sono da occupare intere pagine di giornali e macinare pagine viste dalla metà di giugno alla fine d’agosto. Più di 70 giorni di nulla.

Tutti, nessuno escluso, la mattina si svegliano con un solo obiettivo: trovare una notizia, una qualunque, e vestirla da scoop dell’estate.
Va bene qualsiasi cosa: basta anche un voce non confermata, un “sentito dire” da piazza di paese. L’importante è scrivere un articolo, una maledetta cartella che giustifichi il proprio lavoro. Poi domani si vedrà.

E allora mi è venuta voglia di fare un regalo a questi piccoli martiri laici di un giornalismo fatto di quantità e di gare a chi la spara più grossa.

Ecco 3 articoli già pronti, agili per il web ma adatti anche alla carta, pronti per ogni evenienza da copiare-incollare per fare felice il proprio caporedattore.
Basta solo cambiare quelle due o tre variabili e il gioco è fatto: l’articolo-tipo per il calciomercato è servito! Facile, eh?

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Newsmap è un tool che permette di visualizzare le notizie più importanti in tempo reale

[Tool] Newsmap, l’aggregatore di news in tempo reale

Notizie, notizie e ancora notizie. Una redazione online vive di news, informazioni e indiscrezioni. Internet prima e i social media poi hanno moltiplicato esponenzialmente le fonti e i canali in grado di dirci cosa sta succedendo in Italia e nel mondo.

Chiunque si occupi di giornalismo ha bisogno di organizzare un flusso sempre più complesso di stimoli e deve essere in grado di capire, in tempi possibilmente brevi, se approfondire un semplice lancio di agenzia con un articolo oppure dedicare la propria attenzione ad altri argomenti.

Sul web la tempestività è cruciale: prima arrivi sulla notizia e prima i motori di ricerca noteranno il tuo contenuto. Essere veloci non basta, certo, occorrono anche autorevolezza e una buona ottimizzazione del titolo e del testo, ma è sicuramente un buon modo per dire a Google che esisti.

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Social media editor e giornalismo

Social media editor: oltre al tweet c’è di più

Se vi dico Social Media Editor cosa vi viene in mente? Sono certo che se ponessi questa domanda qualche dirigente (anche di aziende medie e grandi) il più delle volte sentirei risposte come: “E’ il ragazzo che rilancia i nostri comunicati su Twitter e Facebook”.
In realtà questa semplificazione banalizza il lavoro del Social Media Editor, ruolo che sta diventando sempre più centrale all’interno delle aziende.

Jeremy Stahl, Social media editor del sito Slate dal lontano (!) 2010, aveva dichiarato:

Twitter e Facebook sono diventati strumenti molto più potenti per ottenere traffico verso i siti ed è quindi fondamentali sfruttarli al meglio per migliorare la qualità del traffico del sito e la soddisfazione dei lettori.Jeremy Stahl, Social media editor di Slate

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Non è possibile dare una definizione esaustiva del Social media editor, un ruolo che deve adattarsi al contesto dentro al quale è inserito. In alcuni casi, il Social Media editor si occupa di creare e far crescere nuovi canali comunicativi, in altri casi è impegnato a monitorare le menzioni del Brand per il quale lavora sui social media e si inserisce all’interno delle conversazioni.

DigiDay ha deciso di contattare alcuni Social media editor selezionati a partire dalla realtà in cui lavorano: alcuni di loro fanno parte di staff editoriali di testate storiche, altri invece sono inseriti in contesti nati negli ultimi anni e che svolgono la loro attività solo in rete. Lo scopo è quello di sfatare alcuni “miti” relativi alla figura del Social media editor. Continua a leggere…

Italiani e infomazione online: scenari comunicativi in evoluzione

Ho letto recentemente la ricerca condotta da Liquida con la collaborazione di Human Highway.
L’oggetto è l’analisi dell’impatto dei blog nell’informazione di attualità e il rapporto con i mezzi di comunicazione tradizionali.

Il campo di indagine è interessante quanto attuale poichè si spinge ad esplorare un territorio fertile per le ibridazioni di consumo mediale. Mai come di questi tempi la fusione tra flussi informativi online e offline è legata da dinamiche in continua evoluzione. Fonti digitali e analogiche convivono in un ecosistema unico, alimentandosi e modificandosi reciprocamente, alla ricerca continua di autorevolezza.

Dalla ricerca emergono dati interessanti sullo scenario italiano. Il 10% della popolazione online, circa 2,3 milioni di persone, legge abitualmente blog che scrivono di attualità. Di questi un terzo dichiara di di informarsi solo attraverso i blog, tanto da preferirli ad altri siti editori presenti sul web.
Da sottolineare un aspetto importante: chi sceglie quotidianamente di leggere i blog lo fa in modo esclusivo rispetto all’opzione cartacea.

Ecco quindi che si delinea un nuovo palcoscenico: per alcuni utenti, i più assidui nella lettura, ai blog è riconosciuta la capacità di influenzare l’opinione pubblica quanto canali ben più istituzionali, a partire dalla classica informazione cartacea fino ad arrivare alle più recenti edizioni online delle testate nazionali.

La capacità di influenzare l’opinione non arriva, tuttavia, a scalfire la credibilità dei quotidinai tradizionali, i quali rimangono punti di riferimento importanti anche tra gli stessi blogger e i lettori di blog.
L’autorevolezza del blog è determinata, ovviamente, dall’identità della persona che ne cura i contenuti.
Un mutamento nella scelta delle fonti è quindi in atto: se nel caso dei quotidiani (online e offline) la garanzia di autorevolezza è conferita dal prestigio della testata (un articolo del Corriere della Sera o de La Repubblica è autorevole per il solo fatto di essere stato pubblicato), nel caso del blog la testata e l’autore non sono scindibili e crescono di pari passo.

Dalla ricera emergono due direttrici:

  1. I lettori di quotidiani cartacei ripongono più fiducia nelle informazioni riportate dalla carta stampata.
  2. I lettori che leggono solo blog considerano questi ultimi più autorevoli dei canali tradizionali

Da queste considerazioni emerge quindi che una vera osmosi tra l’informazione istituzionale e quella presente sui blog non si è ancora verificata.
Sostanzialmente, ognuno continua ad attribuire importanza alle fonti che è abituato a leggere da sempre, non mostrando propensione al contagio tra i due canali.
Forse ci vorrà ancora del tempo perchè i due modi di fruire l’informazione possano mutamente intersecarsi.

Sembra però chiaro che il fattore abilitante di questo processo sarà la qualità. Più elevata (e riconoscibile) sarà e più la linea che separerà i due modi di fare informazione sarà impercettibile.
Esistono già esempi noti di questo fenomeno: firme note del giornalismo cartaceo/tradizionale si stanno affermando come autorevoli blogger capaci di raccogliere un ampio sostegno.

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