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Pensa prima ai tuoi lettori, poi a Google

Primi  su Google con un contenuto del tuo sito: il sogno di chiunque abbia un sito e l’ossessione di chi – per lavoro o per piacere – scrive online. Che poi, diciamocelo chiaro, l’unica cosa che veramente importa è vedere il proprio contenuto nei primi cinque risultati. Gli altri contano poco o niente.

Per non parlare della seconda pagina della Serp e seguenti: “The best place to hide a dead body is page 2 of Google search results” (traduzione) diceva un meme che girava per la rete qualche anno fa. Ed è effettivamente così: o ti posizioni lì in alto, oppure puoi dimenticare di fare traffico.
Non ci credi? Ok, allora dai un’occhiata a questo grafico pubblicato da Chitika nel 2013. Sono passati 4 anni, ma la sostanza non è cambiata.

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Bias cognitivi: 5 trucchi per scrivere un testo persuasivo

5 bias cognitivi da sfruttare per scrivere un testo persuasivo

La scrittura è persuasione. C’è poco da fare: chi scrive è perché ha bisogno di comunicare e chi comunica vuole che il messaggio influenzi il pensiero del ricevente.

Il meccanismo appare più evidente in alcuni tipi di scrittura rispetto ad altri. Ma ogni testo ha un solo scopo: fissare un concetto nella mente di chi legge.

L’attività di copywriting è esattamente questo: ogni testo che si scrive dovrebbe avere lo scopo di guidare verso una determinata azione.

Cosa fa il lettore dopo aver letto un testo? Dipende da tanti fattori: esperienze passate e preconcetti sono due elementi importanti. Ma ancora più determinati sono i bias cognitivi.

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Blog fermo: 3 perché di un impegno non rispettato

La maggior parte delle volte il blog è il luogo in cui si racconta quello che si fa. Ecco, in questo post faccio il contrario: scrivo di cosa non ho fatto. Non più tardi di due mesi fa avevo preso l’impegno di scrivere almeno un articolo a settimana. Mi sembrava un buon compromesso per rimettere in moto un blog fermo da troppo tempo. A distanza di poche settimane, quella promessa non è stata mantenuta. Ma cosa è successo? Perché non sono riuscito a tenere il ritmo che mi ero programmato?

Sono convinto che le difficoltà che mi hanno impedito di scrivere con continuità sono comuni anche ad altre persone animate dalle migliori intenzioni ma che poi all’atto pratico non riescono a dare seguito con un impegno costante nel tempo.

Voglio fermarmi un attimo a riflettere sul perché ho mollato quasi subito e non sono riuscito a fare ripartire il mio blog. Nel mio caso si sono verificate cinque situazioni.

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Social Media football club

Era estate, c’erano gli Europei e come altri milioni di italiani tifavo la Nazionale. Complice la noia di un primo tempo senza emozioni, ho rapidamente perso il filo del match ma ho cominciato a guardare i giocatori in campo sotto una luce differente.
Mi sono reso conto che un’azione di comunicazione sui social media ha molto in comune con una squadra di calcio.

Lì per lì ho creato la semplice infografica che accompagna questo articolo, ma niente di più. Fino ad oggi, giorno in cui mi è capitata sotto mano e ho deciso di dedicargli qualche riga di spiegazione.

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Il post perfetto, 5 cose da fare prima di premere “Pubblica”

Ottimo, e anche un’altra fatica è andata. Hai scritto l’articolo che avevi in mente da tempo, che è maturato nella tua mente negli ultimi giorni e finalmente hai trovato il tempo di scrivere.
Manca solo l’ultimo atto, quello che dà più soddisfazione: fare click sul pulsante “Pubblica”. Ma poi ti viene un dubbio e ti fermi: ho fatto tutto quello che serve?
Oggi voglio condividere con te cinque punti fondamentali che uso per controllare se ciò chè hai chiuso è veramente un post perfetto per essere messo online. Eccoli.

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