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Lavoro

Thank You All

Thank You

L’emozione rischia di annebbiarmi i pensieri e di farmi perdere in mille inutili sprolocqui.

Quindi evito voli pindarici e passo subito al sodo. Si conclude con oggi la mia esperienza professionale all’interno di O-One, digital agency con cui ho collaborato dal primo novembre scorso.
matteogalli.com non è certo il luogo adatto per raccontare  ciò che mi porterò dentro per i mesi trascorsi qui, ma si tratta pur sempre di un blog personale ci tengo particolarmente a tenere traccia di questa piccola pietra miliare della mia storia professionale.

Sento di poter dire di essere cresciuto un po’, umanamente e professionalmente, soprattutto grazie alle persone con le quali ho avuto il piacere di lavorare e per le quali nutro una grande stima.

In questi mesi ho avuto la conferma, ancora una volta, di quanto le persone che ti affiancano influenzino enormemente il risultato del proprio lavoro. Affrontare la quotidianità dell’ufficio con il sorriso e la voglia di mettersi in gioco è un grande fortuna. Non so in quanti possano dire di affrontare così le proprie giornate. Purtroppo trovare un clima del genere all’interno degli ambienti di lavoro non è per niente scontato, anzi.
Si ha spesso l’impressione che ci si debba curare poco di come siano i colleghi che condividono l’ufficio con te. Alla fine si tratta di lavoro: una volta chiusa la porta dietro di sè si resetta tutto e si pensa ad altro. Certo, ma quando la mattina dopo bisogna alzarsi per tornare in ufficio, è bello sapere che si condividerà un’altra giornata in compagnia di persone interessanti, stimolanti e competenti.
Qui, a dire il vero, ho trovato molto di più di quello che mi sarei aspettato.

Grazie a tutti, ragazzi!

Malgrado il periodo, niente ferie. Da lunedì si comincia subito un’altra avventura tutta da costruire e piena di sfide da affrontare. Ma questa è un’altra storia e ne parleremo tra qualche giorno…

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Social network

Cosa sono i social media oggi?

Facebook Friends Cartoon

Una segnalazione veloce ad una risorsa che mi è capitata sotto gli occhi in questi giorni. Si tratta di una presentazione di scenario digitale che vuole tratteggiare lo stato dell’arte dei social media prendendo come spunto alcuni numeri derivati dalle attività degli utenti in rete.

Con un titolo un po’ sopra le righe, “What The F*** is Social Media now” di All Digital mette in fila, in un centinaio di slide, alcune interessanti evidenze con lo scopo di raccontare cosa è diventata la rete ai giorni nostri.

Ecco, solo alcune delle cifre citate dalla presentazione:

  • 500 miliardi: numero di minuti spesi su Facebook al mese
  • 25 miliardi: contenuti condivisi ogni mese su Facebook
  • 500 miliardi: la quantità di singole alterazioni della percezione che, attraverso i social media, gli americani generano ogni anno
  • 24 ore: la lunghezza dei video uploadati su YouTube ogni minuto
  • 2 miliardi: il numero di video guardati ogni giorno su YouTube
  • 4 miliardi: il numero delle immagini caricate su Flickr

Tutto ciò dà immediatamente la percezione di un ecosistema di contenuti in continua cresci ed espansione che sta conoscendo uno sviluppo con tassi esponenziali. La cosa interssante è che i social media influenzano la vita al di fuori della rete. Un esempio lo si ricava direttamente da un dato condiviso nella presentazione: un sesto dei matrimoni dell’ultimo anno hanno unito persone che si sono conosciute o sono state messe in contatto attraverso siti di social network.

Scorrendo le slide mi sono chiesto: ha ancora senso parlare (solo) di fenomeno dei social media? A me pare quantomeno riduttivo.

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Social network

Video viral: sfruttare la verosimiglianza come leva per la diffusione

Andy Murray

Head ha pubblicato uno spot video video in cui il famoso tennista Andy Murray si esibisce in prodigi con racchetta e pallina.
Lanciato prima del torneo di Wimbledon, il commercial ha raccolto moltissime visite in poco tempo: in poco più di un mese si contano quasi un milione di views. Siamo dunque  di fronte un altro caso di video virale.

Ma da dove ha origine la scalabilità? Secondo me dallo stupore provocato dalle immagini verosimili. Credo che anche un giocatore professionista come Murray non sia in grado di dimostrare una precisione tale da poter fare tiro a piattello con una racchetta, una pallina da tennis e un set di piatti. Tuttavia, è possibile che una cosa del genere accada, ma si tratterebbe di un evento fortuito e, per questo, non replicabile.

Nel caso del video di Head ciò che ha provocato un boom di visite è proprio la linea sottile di demarcazione che separa un colpo mirabolante e unico e la semplicità con cui il giocatore riesce a riprodurre un atto di tale difficoltà. Il tutto con l’intermediazione del testimonial/professionista che ha una parte fondamentale nell’attestazione di senso di quello che vediamo. Mi spiego meglio: se mi mettessi io a fare le stesse cose che fa Murray (ovviamente lavorando di post-produzione del video 🙂 ) il mio video sarebbe immediatamente etichettato come il solito fake.
In questo caso, però, il campione tende ad eludere la differenza tra la realtà e la finzione, perché con le sue capacità già note e conosciute ha l’abilità di rendere ordinario ciò che è (o dovrebbe essere) straordinario e quindi attraente.

Il continuo interrogarsi da parte dei navigatori sul “sarà davvero capace di farlo?” scatena il solito meccanismo alla base dei video virali: l’interesse generato attorno al contenuto innesca una dinamica di condivisione che permette la diffusione all’interno delle diverse reti sociali.

Ora che ci penso la stessa identica dinamica ha reso celebre il video in cui Ronaldinho prende ripetutamente la traversa con le nuove scarpe della Nike. Ve lo ricordate, vero?

Che ne pensate? Quali sono i fattori che, secondo voi, portano un video ad essere virale? Conoscete altri esempi simili?

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I contenuti sono importanti ma la relazione è fondamentale

Content is the king

Content is the king. Quante volte abbiamo letto in rete questa frase perentoria? Una rapida ricerca su Google ci dà immediatamente l’idea di quanto si sia scritto sull’argomento: il web è pieno di guide miracolose che ci insegnano come trasformare il nostro blog da una voce anonima ad un fulgido astro delle blogosfera mondiale. Il costo di accesso, economico e tecnico, alle piattaforme di blogging si è praticamente annullatto e ciò abilita le persone ad aprire il proprio blog e cominciare a scrivere di ciò che desiderano in pochi minuti.

Le motivazioni che spingono a scrivere possono variare molto. C’è chi apre un blog semplicemente per dare evidenza alle proprie vicessitudini personali e chi, invece, riversa in rete le proprie idee o le proprie capacità con la voglia di condividere, comunicare e interagire. In questa ultima categoria sono ovviamente comprese anche le aziende che possono usare i contenuti come leva per aprire un canale di contatto aperto e biunivoco con i propri interlocutori.
Questo post vuole focalizzarsi sulla seconda tipologia di users: la capacità di produrre contenuti in grado di attrarre visite e di generare interesse, alimentando un circolo virtuoso attorno al proprio sito o, più verosimilmente, al proprio blog.

Non esiste discriminazione rispetto ai temi: in internet si parla di tutto e chiunque può costruire intorno ai contenuti che produce una pubblico (più o meno grande) interessato a quello che ha da dire, a patto che i contenuti siano utili e di qualità. La qualità e l’utilità di ciò che si scrive sono due dei principali fattori in grado di decidere il successo o l’insuccesso di un prodotto editoriale, sia che si tratti di un blog aziendale, sia che si tratti di una persona che apre un sito per trattare un argomento di cui si sente particolarmente preparata. La qualità spinge altri utenti della rete a linkare verso contenuti prodotti sul proprio blog, aumentandone quindi la link popularity. Una link popolarity alta porta altre visite. L’aumento delle visite aumenta la probabilità che qualcuno ritenga i contenuti prodotti di qualità e li link. E così via.
Mantenere alta la qualità delle propri contenuti è tutt’altro che semplice e in rete il concetto di rendita non vale molto.

Tutto gira intorno alla qualità: ma cosa è questa qualità? Come si definisce? Dipende, non esiste una risposta univoca. La definizione di qualità è totalmente soggettiva e varia a seconda degli interlocutori che leggono ciò che scriviamo. La lunghezza e l’esaustività non sempre sono sufficienti a garantire che un contenuto possa risultare interessante. A volte il successo di un post passa anche da altri aspetti. Proviamo ad elencarne alcuni:

  • Completezza. Si ritrova tipicamente all’interno di How-To o guide dedicate ad un argomento o ad una procedura specifica. Questa tipologia di contenuto richiede chiarezza, linearità e semplicità di linguaggio perchè rivolte a persone non esperte. Non diamo niente per scontato e facciamo luce su ogni aspetto. Mettere a disposizione screenshot o video non può far altro che arricchire il contenuto, rendendolo più immediato e di facile fruizione.
  • Tempestività. Essere i primi a raccontare qualcosa può essere un buon modo per racimolare visite. Questo è solo il punto di partenza. A meno che il nostro non sia un quotidiano online, questa strategia è valida nel breve periodo. Il boom di accessi deve essere propedeutico alla fidelizzazione del navigatore. Arrivato nel nostro sito tramite il post-scoop, deve poi essere invogliato a leggere altri contenuti.
  • Coerenza. Questo consiglio è legato al punto precedente. I motori di ricerca premiamo i blog che dimostrano di essere “esperti” di un argomento specifico rispetto a quelli più generalisti. L’approfondimento è premiato e il fattore tempo è determinante. Se si sfrutta un trending topic solo con lo scopo di fare visite, ma non in linea con gli argomenti del blog, si otterrà un risultato appagante dal punto di vista delle visite ma molto meno rispetto alla “qualità” dei visitatori.
    Un esempio: il nostro blog ha come argomento le tecniche di giardinaggio. Per poter aumentare le visite decidiamo di cavalcare l’onda dell’attualità e riportare la notizia della marea nera pochi minuti dopo il lancio delle agenzie. Questo ripo di azione sicuramente procurerà un picco di visite ma farà in modo di procure utenti realmente interessati alla tematica del blog?
  • Specializzazione. In rete un utente attivo e coivolto conta molto di più che dieci contatti anonimi. Se l’argomento del vostro presidio lo permette cercate di coltivare le nicchie, anche se piccolissime. Avere uno “zoccolo duro” d’utenza che si fida di quello che scriviamo è fondamentale per guardagnare punti in autorevolezza. In questo caso le visite non sono un parametro efficace per misurare il proprio lavoro. I numeri non raccontano la qualità. L’attività sul proprio sito espressa in commenti e (ormai sempre più presenti) Like sono un buon indice per capire se state facendo un buon lavoro.
  • Anticonformismo. Non abbiate paura di esprimere le proprie idee, anche se dovessero andare in direzione opposta rispetto al pensiero comune. Anzi, far emergere un disappunto è il modo migliore per innalzare i livelli di engagement rispetto agli utenti, fidelizzati e non. Se vi sentite di criticare, fatelo. Argomentate le vostre idee e preparatevi ad affrontare chi non la pensa come voi. Un confronto equilibrato e rispettoso non può che attribuirvi l’onore di essere una persona che pensa con la propria testa e non ha paura di esprimere le proprie idee.
  • Profondità. Alcune volte si scrive solo per indurre una riflessione, prima personale e poi estesa all’intera rete e al proprio pubblico. Quando vi troverete in procinto di scrivere un post di questo genere assicuratevi di proporre delle idee strutturate. Chi legge deve capire il vostro pensiero senza incappare in scomode zone d’ombra. Solo a carte scoperte è possibile imbastire un confronto di qualità.

Questi sono solo alcuni spunti e, per quanto ci si possa sforzare, non siamo certo noi a decretare la qualità di ciò che produciamo.
Sono le persone che ci leggono che hanno il potere di etichettare il nostro lavoro come elemento di valore o meno. Senza di loro i nostri sforzi sono vani perchè staremmo faticando per noi stessi. Quindi il consiglio è di curare in modo minuzioso ciò che scrivete ma date la massima importanza alla creazione e all’alimentazione delle relazioni perchè saranno il motore del vostro successo. Pubblicate, commentate, discutete e siate aperti al dialogo. Conoscere il vostro pubblico, sapere cosa piace e cosa no a seconda delle evidenze passate, significherà acquisire un enorme vantaggio: prevedere con anticipo contenuti con alto potenziale di successo.
Gli strumenti per dimostrare l’apprezzamento si sono ormai moltiplicati: l’uso di commenti, share buttons, Like di Facebook sono azioni che il pubblico sfrutta per dimostare il proprio interesse, facendo uscire il contenuto dal blog di origine e amplificandone la all’interno delle proprie reti sociali.

L’importante è non avere fretta e non scoraggiarsi se i risultati non si vedono subito. Occorre avere costanza in quello che si fa e curare ogni post come se fosse il migliore mai scritto. Un occhio agli analytics e uno allo storico delle interazioni con il nostro pubblico ci permetteranno di perfezionare di volta in volta il tiro e trovare la nostra strada verso una fiorente ascesa nella blogosfera 🙂

A questo punto mi viene da dire: “Content is the King…but what’s a King without a Kingdom?”

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Le parole sono un bene raro, non sprecarlo

Words are important

Le parole sono tutto ciò che abbiamo, perciò è meglio che siano quelle giuste.

(Raymond Carver, scrittore)

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