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Tutti i propri EX su Facebook

ex advUltimamente, un po’ per studio, un po’ per passione, sto ricercando un po’ di case histories su come le aziende usino i Social Network per promuovere i propri prodotti o servizi.

Qualche giorno fà, durante la mia consueta consultazione di Facebook, ho trovato sulla pagina del mio profilo il banner che vedete riportato qui di fianco, che promuoveva il film EX, nelle sale dal 6 di febbraio. Subito nella mia mente sono scattati una serie di meccanismi sull’idea che poteva star dietro all’annuncio pubblicitario: EX –> relazioni –> Facebook. Ancora ignaro di cosa ci fosse veramente dietro, mi sono detto “Non è che questi hanno per una volta sfruttato Facebook esattamente per quello che è, vale a dire un enorme tracciato digitale di relazioni??”

Per verificare se le mie intuizioni fossero fondate, ho voluto approfondire la cosa e mi sono deciso a cliccarci sopra per installare l’applicazione relativa.

Ex collection permette di scegliere tra i contatti di Facebook i propri EX, aggiungendole ad una lista personale, indicando il periodo della propria relazione e la possibilità di inserire un breve commento. La cosa diventa interessante perchè la persona indicata riceve una notifica in cui deve confermare tutte le informazioni. Se invece, al contrario, si è aggiunti nella lista di qualcun altro, occorre confermare che effettivamente si è stati ex di quella persona. Avete per caso idea di quanti interessanti casi di misunderstanding ?? 🙂

Fuori dall’ironia, mi sembra che questa iniziativa, prima nel suo genere, possa essere presa di esempio come una saggia modalità di utilizzo del Socal Network per delle azioni di promozione. C’è da fare, ad ogni modo, una precisazione: questa esperienza sta raccogliendo un riscontro positivo perchè sostanzialmente film e Social Network hanno un comun denominatore: entrambi si basano sulle relazioni. In questo senso la casa cinematografica ha trovato terreno fertile per uno sviluppo sensato e coerente di una strategia di promozione sui Social Media.

Coerenza e sensatezza di cui spesso sono deficitarie alcune aziende che affrontato i Social Media come un mezzo da presidiare e non, come invece dovrebbero fare, da conoscere e sfruttare intelligentemente a loro favore.

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Social network

L'uomo è un animale sociale, da sempre!

Passando in rassegna, come ogni mattina, il mio elenco di feed, trovo un post molto bello di Enzo Santagata, che ribloggo in toto.  Non tanto per la qualità dell’intervento, di indubbia validità, ma quanto perchè in questi giorni stavo facendo delle riflessioni esattamente su questo tema. Non avrei potuto dirlo meglio di come ha già  fatto Enzo. Grazie 🙂

Ecco il post:

Cosa c’è dietro il successo dei social media? La domanda è uscita fuori in una classica discussione tra colleghi durante la pausa caffè. Anche se la risposta può essere scontata, su  un blog che tratta di social media, un ulteriore riflessione mi ha permesso di chiedermi: perchè la gente usa i social media?

L’uomo è un animale sociale, le persone non sono fatte per stare da sole. (Seneca)

Eccolo il segreto. Le attività che si fanno sui social media non sono niente di nuovo, niente che l’uomo non faccia già da decine di secoli. Conversare, socializzare, condividere, comunicare, informare, avvertire, descrivere, manifestare, riferire, confidare e trasmettere sono cose che facevamo ben prima dell’avvento di Facebook.

I social media hanno consentito l’abbattimento di barriere che senza i nuovi media e senza internet sarebbero state impossibili da valicare con questa facilità. Basti pensare alla velocità con cui il nostro messaggio può raggiungere potenzialmente chiunque nel mondo e in qualunque posto.

Se quindi le azioni sono le stesse ciò che è cambiato è il mezzo con cui diffonderle. E la comunicazione d’impresa ha il dovere di adattarsi. Non è una scelta, così come non lo era 100 anni fa lo scegliere tra il megafono e i cartelloni.

It’s evolution, baby direbbero i Pearl Jam, e le aziende che sapranno adattarsi meglio a questi nuovi paradigmi  avranno un vantaggio spaventoso rispetto ai concorrenti, a patto però di interpretare correttamente le nuove dinamiche senza trucchetti e senza furbizia. Perchè non va dimenticato come i social media rendano il mondo un posto incredibilmente piccolo, ma potenzialmente migliore e più giusto e, soprattutto, tengono la gente lontana dalla tv. Che non è mai una cosa sbagliata.”

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Lavoro Social network

I Social Network causano depressione nei teenager

Confidare i propri sentimenti in Rete porterebbe ad un aumento di ansia e di depressione negli adolescenti. Queste le conclusioni di uno studio condotto da un team di ricercatori della Stony Brook University di New York.

web 2.0L’analisi è stata condotta in due diversi step: durante la prima fase sono state intervistate 83 teenager con età media intorno ai 13 anni con domande atte ad anlizzare la quantità di tempo passata in Internet a comunicare con gli amici. In particolar modo si è voluto osservare quale percentuale di questo tempo venisse utilizzata per confidarsi rispetto alle proprie situazioni sentimentali. La seconda fase dello studio è avvenuta ad un anno dalla prima, in cui i ricercatori hanno analizzato le eventuali evoluzioni, sottoponendo le teenager ai tipici test per la determinazione dello stato depressivo.

I risultati sembrerebbero evidendiare una stretta correlazione tra la quantità di tempo passato in Rete a confidarsi e l’aumento dei sintomi che possono indurre a depressione. Rischio sensibilmente amplificato dalla continua affermazione di piattaforme di Social Network, i blog e dall’uso massivo di IM.

Considerato che i fenomeni che vedono il Web protagonista male si sposano con le mezze misure,si potrebbe pensare che il passo tra esaltare il Web 2.0 e demonizzarlo come causa di patologie croniche è assai breve.

A mio avviso questo studio dimostra come ci sia un uso distorto dei Social Network e degli strumenti di comunicazione in Rete. Da una parte la questione è lato user: gli adolescenti sono forse un po’ troppo tecnologicamente “immaturi”, usando questi strumenti come lavagna su cui tracciare le evoluzioni della propria intimità, esponendole senza riserve al pubblico dominio. La personalità di alcuni di loro, forse ancora troppo fragile, potrebbe essere lasciata in balia di consigli e raccomandazioni di chiunque, con la conseguenza di uno smarrimento della propria identità

Generalizzando il discorso, ritengo che i Social Network siano nati e sviluppati per comunicare, condividere, intessere relazioni. Alcuni mettendo al centro i contenuti (YouTube, Last.fm, Flickr) altri concentrandosi sul profilo vero e proprio delle persone che li popolano (FB, Badoo, LinkedIn). La “socialità estesa” (termine con cui definisco le possibilità di comunicazione offerte dai Social Network) non include necessariamente l’esposizione totale della persona, ma si limita ad abilitare gli individui ad entrare in contatto tra loro, scambiarsi idee, condividere esperienze e tessere nuove relazioni.

Senza dubbio queste piattaforme permettono alle persone di rivelare qualsiasi informazione di se stesse, tanto da costruirci un business; di ieri infatti la notizia che FB permetterà alle aziende di compiere ricerce di mercato, ovviamente profilatissime. Ricordo però che la volontà di rivelare più o meno informazioni personali è sempre demandata alla coscienza all’utente stesso.

Insomma…tutto dipende da come si usa il mezzo che, di per sè, non è nè buono nè cattivo.

Personalmente, se devo confidare qualcosa di personale, lascio da parte il Web e uso il modo più analogico (ed efficace) del mondo: il mio migliore amico.

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Musica Social network

YouTube e la musica sinfonica

youtubePrendo spunto dal blog dell’amico Luca Libonati, per parlare di un’iniziativa promossa da YouTube e che si sta volgendo al termine. L’idea è quella di raccogliere attraverso la piattaforma di YouTube le performance di musicisti sparsi per il globo con lo scopo di formare un’orchesta sinfonica che suonerà “realmente” alla Carnegie Hall di New York in Aprile.

Ovviamente la proposta è potenzialmente rivolta a tutte quelle persone che sanno suonare uno strumento e si vogliono mettere in gioco per mostrare al mondo (e a se stessi) quanto valgono. In questo processo, il Social Network diventa elemento centrale imprescindibile dell’iniziativa. E’ evidente che senza una piattaforma come YouTube, questo evento non potrebbe essere organizzato.

Ho fatto un giro sul canale dedicato all’iniziativa, queste sono le mie prime impressioni:

  • un recruitment effettuato attraverso un Social Media innalza sensibilmente la qualità del “prodotto finale”. Potenzialmente, ogni musicista al corrente di questa iniziativa, può partecipare mandando il proprio video. Chiaramente la selezione sarà passata dalle persone che dimostreranno le attitudini necessarie. La valutazione sarà quanto più possibile oggettiva visto che tutti i candidati di un singolo strumento dovranno eseguire lo stesso brano.  Senza dubbio, vista la vastità del bacino d’utenza, i finalisti saranno in grado di proporre performance di altissimo livello qualitativo.
  • L’iniziativa, che sicuramente si basa su strategie di marketing, ha un piacevole risvolto didattico e promotore nei confronti della musica. Nel canale dedicato all’iniziativa infatti sono presenti video didattici di illustri musicisti che attraverso video tutorial spiegano come eseguire il brano a seconda dello strumento prescelto.
  • Ogni candidato, a mio avviso, può sfruttare questa iniziativa per confrontare la propria esecuzione e verificare la propria tecnica guardando e osservando tutti gli altri parcipanti, autostimolandosi continuamente al miglioramento. In questo caso quindi, il Social Network diventa da un lato piattaforma di “competizione” e dall’altro strumento di incentivazione.

Sono i primi tre spunti che mi sono saltati in mente 🙂 Anzi no, ne ho un quarto da da proporre: se questo esperimento dovesse riscontrare successo potrebbe dare il via ad iniziative simili ma con fine diverso.

Il primo che mi salta in mente è una sorta di Recruitment 2.0

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Web

Elimina un amico: vinci un panino

Scommetto che dei vostri 3-4-500 o più contatti di Facebook  in realtà le persone che potete considerare realmente amici sono la minima parte.

Whopper SacrificeSi è da poco conclusa un’interessante operazione a metà tra strategia di marketing ed esperimento sociale, con l’obiettivo di depurare la propria lista di Facebook dai contatti “in esubero”.
Il promotore dell’iniziativa è stato BurkerKing che ha sviluppato un’app per Facebook in grado di regalare un hamburger a tutti gli utenti che avrebbero cancellato almeno 10 contatti dalla propria lista di amici.
Il contatto eliminato però, contrariamente alla normale policy di FB, riceveva una notifica riportante il messaggio: You have been sacrificed for a free snack”.
L’iniziativa sembra aver riscosso un buon successo, se si considera che l’esperimento è stato condotto solo a NewYork.

Seppur con un sorriso, questa case history riporta l’attenzione sull’utilizzo del termine “amico” sui Social Network: sicuramente la scelta del suo impiego conferisce una connotazione di relazione forte e conoscenza profonda tra gli utenti, cosa che in realtà non si verifica nella stragrande maggioranza dei casi.

Da assiduo frequentatore di Social Network osservo come la Rete abbia cambiato radicalmente la semantica di questa parola. Se dovessi considerare un amico vero ogni profilo che ho aggiunto in Facebook, Last.fm, Flickr, Twitter, ecc. dovrei essere in confidenza con almeno un migliaio di persone, cosa che ritengo insensata ancor prima che impossibile.

Prima del Web 2.0, non mi sarei mai sognato di chiamare “amico” una persona che insieme a me popolava lo stesso forum o newsgroup. L’avrei definito semplicemente un “contatto”. Già “conoscente” sarebbe stato esagerato, a mio avviso.

Questa non è un accusa ai Social Network (ne sono il primo promotore 🙂 ) ma una semplice riflessione su come un fenomeno sicuramente innovativo e ad alto potenziale possa in qualche modo mutare il peso espressivo della parole, soprattutto se veicoli di importanti valori come quello dell’amicizia, ultimamente impiegato con troppa superficialità.