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Lavoro

Quanto valgono le persone?

workA volte mi chiedo se lasciare a casa una una persona sia un bene o un male per l’equilibrio economico di un’azienda, soprattutto in un momento di congiuntura economica.
Sa da un lato nel breve periodo l’impresa trae un sicuro beneficio economico, facendo a meno di pagare lo stipendo per una risorsa considerata in esubero, dall’altro la persona di cui si priva porta via bagaglio di know-how e di prassi operative difficilmente ricostituibili in breve tempo.

In un periodo di crisi economia ciò che prevale è il primo aspetto a discapito del secondo, ritenuto marginale.
Ma cerchiamo di fare un passo in più. Quanto la congiuntura volge al termine e la domanda riprende a crescere, un fattore critico di successo è il tempo impiegato a immettere sul mercato un prodotto (o servizio) in grado di soddisfare le esigenze. Questo periodo, il time-to-market, è la misura della reattività d’impresa; quanto è più breve, quanto più aumentano le possibilità di affrontare il mercato da leader, traendone tutte i conseguenti vantaggi (marginalità, awareness, ecc.)

Ora, chi determina la durata del time-to-market? Le persone, la loro professionalità, il bagaglio di esperienza che negli anni hanno pazientemente costruito. Ripartire da zero costa, troppo. Il lavoro, con le sue implicite dinamiche, non si impara sui manuali aziendali, nè si presenta secondo regole prestabilite.
L’azienda (e chi la dirige) deve essere consapevole di questa cosa e su di essa deve lavorare, ogni giorno.

Morale: prima di lasciare a casa una persona sarebbe meglio puntare l’attenzione oltre alla sterile cifra che determina il corrispettivo budget.
E’ facile privarsi di un costo, molto più difficile acquisire competenze di qualità.
E le competenze, passato il buio della crisi, sono il vero valore aggiunto su cui fare leva.

Peccato che le competenze non abbiano una voce in bilancio.

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Web

Internet for Peace

We have finally realized that the Internet is much more than a network of computers. It is an endless web of people. Men and women from every corner of the globe are connecting to one another, thanks to the biggest social interface ever known to humanity. Digital culture has laid the foundations for a new kind of society.
And this society is advancing dialogue, debate and consensus through communication. Because democracy has always flourished where there is openness, acceptance, discussion and participation. And contact with others has always been the most effective antidote against hatred and conflict.
That’s why the Internet is a tool for peace.
That’s why anyone who uses it can sow the seeds of non-violence.
And that’s why the next Nobel Peace Prize should go to the Net.
A Nobel for each and every one of us.

(Via)

Io ho firmato, sono stato uno dei primi 30 nel mondo. Tu?

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Me

Abarth Race Day 2009: 16.000 cv in provincia di Brescia

Sabato ho respirato passione. La si poteva sentire ovunque. Chiacchiere, sorrisi, battutte di chi si trova poche volte l’anno ma sembra verdersi ogni giorno. Era il popolo degli Abarthisti, che si è dato appuntamento all’Autodromo di Franciacorta per l’Abarth Race Day 2009.

Ho partecipato anche io alla giornata accompagnato da mio fratello (molto più appassionato di motori rispetto al sottoscritto), invitato a prendervi parte in qualità di blogger.
Solitamente i raduni automobilistici sono fatti per far sentire tutti protagonisti per un giorno, dimostrando l’appartenenza ad un mondo speciale, che passa attraverso il possesso di una particolare vettura. Chiamarle auto, per gli appassionati, è assolutamente riduttivo.

Non avevo mai partecipato ad una manifestazione del genere prima d’ora e il mio atteggiamento è stato quello di curioso osservatore. Anche un po’ intimorito, a dire il vero. Sì, perchè non c’era persona in quel luogo che non sapesse per filo e per segno qualsiasi cosa avesse a che fare con il marchio Abarth.

Nonostante il brutto tempo abbia imperversato tutto il giorno, siamo stati graziati dalla pioggia che ci ha permesso di scorazzare tranquillamente tra i vari stand preparati all’interno dell’Autodromo, che per l’occasione si è trasformato in un mini-villaggio Abarth.

Essendo stato invitato, avrei dovuto avere dei piccoli privilegi in qualità di Guest ma, sinceramente, non se ne sono visti molti. Esempio: sia io che mio fratello abbiamo deciso di prendere parte ad una breve sessione di guida sicura organizzata dalla Scuola fondata da Sandro Munari, una vera e propria icona vivente (almeno per chi si intende di rally).
Fatto sta che noi Guest avremmo dovuto avere la sessione prenotata di diritto cosa che, in realtà, non è avvenuta. Poco male, ci siamo prenotati per la mattinata, ma ci siamo potuti sedere nelle auto solo con un ritardo di almeno un’ora, causa vari disguidi organizzativi.

Il buffet, invece, è stato il vero valore aggiunto di un pass come il nostro. Si è pututo bere e mangiare (non molto, in verità) gratuitamente grazie al servizio di catering giunto per l’occasione.

Per il resto, tra il circuito vero e proprio e il paddock si sono alternate diverse attività: i possessori di un auto Abarth potevano prenotare il proprio giro in pista, gli altri potevan provare l’ebbrezza di stare seduti di fianco ad un pilota mentre quest’ultimo tirava il freno a mano continuamente intorno ai birilli 🙂 Insomma, adrenalina a mille.

Da non dimenticare l’animazione musicale curata da Radio 105 con la partecipazione di Alvin e Dj Giuseppe.

In chiusura di giornata, gara di Abarth da competizione.

Per chi volesse ho creato un set sul mio account Flickr con alcune delle le foto che ho scattato, che potete trovare anche qui sotto 🙂

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Bologna UserCamp

user_camp_bolognaVenerdì sono stato al primo BarCamp della mia vita: il Bologna User Camp, organizzato da Dr.O-One.
Non posso dare un giudizio comparativo in relazione ad altri eventi di questo tipo, ma di sicuro mi posso dire soddisfatto di questa giornata.
A prescindere dalla suggestiva location prescelta (Biblioteca Salaborsa di Bologna), il livello degli speech è stato alto, interessante e parecchio coinvolgente. Ogni presentazione, una volta conclusa, ha lasciato spazio al dibattito facendo emergere di volta in volta confronti interessanti.
C’è anche da dire che l’argomento si prestava bene ad essere sviscerato: il ruolo dell’utente e la sua importanza all’interno della comunicazione digitale.

Un tema del genere, lasciato (credo) volutamente ampio e generico, ha permesso ai realatori di approcciare la questione da punti di vista a volte molto differenti e questo è stato, per me, molto arricchente.

Delle tante riflessioni che mi sono frullate in testa nelle ore successive allo UserCamp, ce n’è stata una ricorrente: molte volte ci sforziamo di capire come,chi è, cosa fa o è l’utente quando, in fondo, ci dimentichiamo che noi stessi siamo gli utenti, anche se vestiamo i panni degli addetti ai lavori.
Non possiamo essere così miopi da incasellare ogni persona che usa la rete in un “target” ben definito. Quella è roba che va bene per il marketing old style. In rete è diverso, non ci sono prospect, ci sono persone che comunicano ogni giorno con il proprio linguaggio, si scambiano opinioni, riflettono, si cofrontanto e quindi cambiano, sempre.
Insomma, una giornata diversa ma molto interessante che sicuramente mi ha lasciato molto di più di quanto non abbia fatto un paio di giorni prima l’unica tavola rotonda a cui ho assisisto durante lo IAB.

Tutte le presentazioni sono presenti sul profilo Slideshare di Dr.One e a breve saranno pubblicati anche i video dei singoli speech sul blog.
I complimenti agli organizzatori sia per la riuscita dell’evento, sia per la scelta del tema di fondo, tanto vasto quanto nodale all’interno delle dinamiche digitali. Ovviamente anche Twitter a parlato della giornata, qui il search per #bolognaucamp.

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IabForum 2009: chi paga il contenuto online? Tante ipotesi, qualche certezza, poche idee

IAB-logoAnche quest’anno Milano ha ospitato l’edizione dello IAB Forum, l’evento forse più importante dedicato all’evoluzione dei media in relazione all’advertising online.
Non mi sento di dare un giudizio complessivo sulla manifestazione: su due giorni ho partecipato fisicamente solo all’ultimo appuntamento in agenda ieri pomeriggio, organizzato da Banzai.

Il titolo dava spazio a interessanti riflessioni, sicuramente molto attuali : “Chi paga il contenuto? L’UCG ed il sistema economico dei media”.
Tavola rotonda abbastanza qualificata ed eterogenea: Paolo Ainio (presidente di Banzai), Lorenzo Pelliccioli (AD di De Agostini), Luca Sofri (giornalista e blogger), Tommaso Tessarolo (Country Manager Current TV), Vittorio Zambardino (giornalista di Repubblica) e Luca Conti (giornalista e blogger). A tirare le fila Gad Lerner, digiuno di cultura digitale ma volenteroso di capirci un po’ di più.

Sarò sincero: mi sarei aspettato maggiori spunti costruttivi dal panel, magari con qualcuno dei presenti che osasse anche solo abbozzare uno scenario futuro. Ancora una volta – forse giustamente, non so – il discorso è ricaduto sul ruolo della pubblicità a sostentamento del business online, limitando il focus degli interventi al solo settore dell’editoria digitale. Voglio propropoppre ugualmente qualche considerazione:

  • L’arretratezza dell’Italia rispetto ad altre realtà digitali è ormai noto da tempo. Purtroppo sento ancora spesso che la soluzione è diminuire il gap cercando di importare le eccellenze sviluppate altrove, vale a dire rassegnarsi al fatto che l’Italia non è in grado di “produrre” innovazione. L’approccio, però, è incompleto. Un’affermazione di questo tipo non tiene conto del nostro contesto culturale, politico e demografico non raffrontabile con Paesi all’avanguardia in questo campo. Manca il mindset adeguato, condiviso e distribuito. Non la volontà di fare. Semplicemente vogliamo guardare avanti con gli occhi piazzati dietro alla schiena.
  • Business e oline. Un business model che abbia come revenue solo incoming pubblicitario non è sufficiente, di per sè, a sostenere il business stesso. L’esempio citato in conferenza, quello di  huffingtonpost.com in realtà non è comparabile. Ha costi di struttura e di gestione completamente diversi da quotidiani nati su carta e migrati (parzialmente o totalmente all’online)
  • Vecchi e nuovi modi di pensare. Nel mondo digitale occorre ragionare per nuovi paradigmi. L’errore più comune è quello di pensare l’innovazione come un avazamento/evoluzione o di mercati già strutturati. Ho trovato interessante, a riguardo, la riflessione di Sofri: “Pensare l’approccio dell’editoria all’online come un adattamento degli schemi dell’editoria classica sarebbe come pensare come preservare i cavalli quando alla fine dell’800 si cominciò ad usare il treno per gli spostamenti”. Il, quindi, parte dalle basi, sdradicando certezze fino ad ora inattaccabili. Come l’ordine dei giornalisti ad esempio, che per sua stessa strutturazione non ammette permeabilità intellettuali. Pelliccioli ha sentenziato in modo chiaro:Il giornalismo deve ripensarsi. Non è possibile concepire che una corporazione professionale possa essere aperta al cambiamento”. Su questo la pensa alla stessa maniera anche Zambadino.
  • Tema UCG e qualità. Anche qui Nihil novum sub sole. L’apertura della partecipazione attiva delle community nel settore dell’informazione è una cosa inevitabile. E’ un dato di fatto inconfutabile. Da qui a dire che tutti i contenuti UCG siano di qualità, ne passa. La professionalità unita a competenze consolidate sono  asset fondamentali per l’emersione dell’eccellenze. Il fatto di possedere una telecamera HD e una buona idea non è sufficiente, di per sè, a fare di una persona qualsiasi un grande regista.
    La rete dà invece opportunità ai videomaker più talentuosi di poter mostrare al mondo il proprio estro sfruttando canali diretti alternativi al mainstream. Tessarolo di Current TV è stato molto chiaro: “Se il nostro palinsesto fosse formato solo da contentuti UCG puro, il nostro canale avrebbe chiuso i battenti nel giro di pochi mesi”
  • Futuro. Ainio è sicuro: “Tra 5 anni Google non avrà più il peso attuale, il suo ruolo di monopolista sarà fortemente ridimensionato”. Non sono certo un amante delle egemonie, ma mi è difficile (ora come ora) pensare a una riduzione della potenza di Big G.
    Se immagino internet come una casa, Google rappresenta sicuramente la porta, il gate di accesso privilegiato. Non solo. Sempre di più si sta riposizionando come un service provider a tutto tondo, continuando a sfornare prodotti di buona qualità, gratuiti ma non sempre utili (vedi Wave).
    Facile capire come ci possa riuscire: Google possiede il futuro. Ogni giorno raccoglie, analizza e gestisce una quantità di informazioni provenienti da una massa critica così estesa in grado di tradurre i miliardi di ricerche in insights di mercato. Prima degli altri, meglio degli altri. Difficile pensare ad un competitor di tale entità.

Morale della favola? Come al solito IAB forum è stato un momento per fare un punto della situazione e alimentare qualche considerazione personale.
Non porto a casa nessuna certezza, ma non era questo il mio scopo.
Sarei già contento di farmi le domande giuste 🙂

Ah, dimenticavo. Ovviamente tutta la due giorni è stata costantemente protagonista sui social network. Uno per tutti Twitter, con l’hashtag #iabforum09