IabForum 2009: chi paga il contenuto online? Tante ipotesi, qualche certezza, poche idee

IAB-logoAnche quest’anno Milano ha ospitato l’edizione dello IAB Forum, l’evento forse più importante dedicato all’evoluzione dei media in relazione all’advertising .
Non mi sento di dare un giudizio complessivo sulla manifestazione: su due giorni ho partecipato fisicamente solo all’ultimo appuntamento in agenda ieri pomeriggio, organizzato da Banzai.

Il titolo dava spazio a interessanti riflessioni, sicuramente molto attuali : “Chi paga il contenuto? L’UCG ed il sistema economico dei media”.
Tavola rotonda abbastanza qualificata ed eterogenea: Paolo Ainio (presidente di Banzai), Lorenzo Pelliccioli (AD di De Agostini), Luca Sofri (giornalista e blogger), Tommaso Tessarolo (Country Manager Current TV), Vittorio Zambardino (giornalista di Repubblica) e Luca Conti (giornalista e blogger). A tirare le fila Gad Lerner, digiuno di cultura digitale ma volenteroso di capirci un po’ di più.

Sarò sincero: mi sarei aspettato maggiori spunti costruttivi dal panel, magari con qualcuno dei presenti che osasse anche solo abbozzare uno scenario futuro. Ancora una volta – forse giustamente, non so – il discorso è ricaduto sul ruolo della pubblicità a sostentamento del online, limitando il focus degli interventi al solo settore dell’ digitale. Voglio propropoppre ugualmente qualche considerazione:

  • L’arretratezza dell’Italia rispetto ad altre realtà digitali è ormai noto da tempo. Purtroppo sento ancora spesso che la soluzione è diminuire il gap cercando di importare le eccellenze sviluppate altrove, vale a dire rassegnarsi al fatto che l’Italia non è in grado di “produrre. L’approccio, però, è incompleto. Un’affermazione di questo tipo non tiene conto del nostro contesto culturale, politico e demografico non raffrontabile con Paesi all’avanguardia in questo campo. Manca il mindset adeguato, condiviso e distribuito. Non la volontà di fare. Semplicemente vogliamo guardare avanti con gli occhi piazzati dietro alla schiena.
  • Business e oline. Un business model che abbia come revenue solo incoming pubblicitario non è sufficiente, di per sè, a sostenere il business stesso. L’esempio citato in conferenza, quello di  huffingtonpost.com in realtà non è comparabile. Ha costi di struttura e di gestione completamente diversi da quotidiani nati su carta e migrati (parzialmente o totalmente all’online)
  • Vecchi e nuovi modi di pensare. Nel mondo digitale occorre ragionare per nuovi paradigmi. L’errore più comune è quello di pensare l’innovazione come un avazamento/evoluzione o di mercati già strutturati. Ho trovato interessante, a riguardo, la riflessione di Sofri: “Pensare l’approccio dell’editoria all’online come un adattamento degli schemi dell’editoria classica sarebbe come pensare come preservare i cavalli quando alla fine dell’800 si cominciò ad usare il treno per gli spostamenti”. Il, quindi, parte dalle basi, sdradicando certezze fino ad ora inattaccabili. Come l’ordine dei giornalisti ad esempio, che per sua stessa strutturazione non ammette permeabilità intellettuali. Pelliccioli ha sentenziato in modo chiaro:Il giornalismo deve ripensarsi. Non è possibile concepire che una corporazione professionale possa essere aperta al cambiamento”. Su questo la pensa alla stessa maniera anche Zambadino.
  • Tema UCG e qualità. Anche qui Nihil novum sub sole. L’apertura della partecipazione attiva delle community nel settore dell’informazione è una cosa inevitabile. E’ un dato di fatto inconfutabile. Da qui a dire che tutti i contenuti UCG siano di qualità, ne passa. La professionalità unita a competenze consolidate sono  asset fondamentali per l’emersione dell’eccellenze. Il fatto di possedere una telecamera HD e una buona idea non è sufficiente, di per sè, a fare di una persona qualsiasi un grande regista.
    La rete dà invece opportunità ai videomaker più talentuosi di poter mostrare al mondo il proprio estro sfruttando canali diretti alternativi al mainstream. Tessarolo di Current TV è stato molto chiaro: “Se il nostro palinsesto fosse formato solo da contentuti UCG puro, il nostro canale avrebbe chiuso i battenti nel giro di pochi mesi”
  • Futuro. Ainio è sicuro: “Tra 5 anni non avrà più il peso attuale, il suo ruolo di monopolista sarà fortemente ridimensionato”. Non sono certo un amante delle egemonie, ma mi è difficile (ora come ora) pensare a una riduzione della potenza di Big G.
    Se immagino internet come una casa, Google rappresenta sicuramente la porta, il gate di accesso privilegiato. Non solo. Sempre di più si sta riposizionando come un service provider a tutto tondo, continuando a sfornare prodotti di buona qualità, gratuiti ma non sempre utili (vedi Wave).
    Facile capire come ci possa riuscire: Google possiede il futuro. Ogni giorno raccoglie, analizza e gestisce una quantità di informazioni provenienti da una massa critica così estesa in grado di tradurre i miliardi di ricerche in insights di mercato. Prima degli altri, meglio degli altri. Difficile pensare ad un competitor di tale entità.

Morale della favola? Come al solito IAB forum è stato un momento per fare un punto della situazione e alimentare qualche considerazione personale.
Non porto a casa nessuna certezza, ma non era questo il mio scopo.
Sarei già contento di farmi le domande giuste 🙂

Ah, dimenticavo. Ovviamente tutta la due giorni è stata costantemente protagonista sui social network. Uno per tutti Twitter, con l’hashtag #iabforum09

Classe '83. Le cassette prima le ho usate con un Commodore 64 e solo dopo in un Walkman. Connesso dal 1993, senza soluzione di continuità. Interista integralista. Apple addicted. Milanese di nascita. Partenopeo d'adozione. Communication Manager in bSmart Labs e consulente di comunicazione digitale.

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