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I contenuti sono importanti ma la relazione è fondamentale

Content is the king

Content is the king. Quante volte abbiamo letto in rete questa frase perentoria? Una rapida ricerca su Google ci dà immediatamente l’idea di quanto si sia scritto sull’argomento: il web è pieno di guide miracolose che ci insegnano come trasformare il nostro blog da una voce anonima ad un fulgido astro delle blogosfera mondiale. Il costo di accesso, economico e tecnico, alle piattaforme di blogging si è praticamente annullatto e ciò abilita le persone ad aprire il proprio blog e cominciare a scrivere di ciò che desiderano in pochi minuti.

Le motivazioni che spingono a scrivere possono variare molto. C’è chi apre un blog semplicemente per dare evidenza alle proprie vicessitudini personali e chi, invece, riversa in rete le proprie idee o le proprie capacità con la voglia di condividere, comunicare e interagire. In questa ultima categoria sono ovviamente comprese anche le aziende che possono usare i contenuti come leva per aprire un canale di contatto aperto e biunivoco con i propri interlocutori.
Questo post vuole focalizzarsi sulla seconda tipologia di users: la capacità di produrre contenuti in grado di attrarre visite e di generare interesse, alimentando un circolo virtuoso attorno al proprio sito o, più verosimilmente, al proprio blog.

Non esiste discriminazione rispetto ai temi: in internet si parla di tutto e chiunque può costruire intorno ai contenuti che produce una pubblico (più o meno grande) interessato a quello che ha da dire, a patto che i contenuti siano utili e di qualità. La qualità e l’utilità di ciò che si scrive sono due dei principali fattori in grado di decidere il successo o l’insuccesso di un prodotto editoriale, sia che si tratti di un blog aziendale, sia che si tratti di una persona che apre un sito per trattare un argomento di cui si sente particolarmente preparata. La qualità spinge altri utenti della rete a linkare verso contenuti prodotti sul proprio blog, aumentandone quindi la link popularity. Una link popolarity alta porta altre visite. L’aumento delle visite aumenta la probabilità che qualcuno ritenga i contenuti prodotti di qualità e li link. E così via.
Mantenere alta la qualità delle propri contenuti è tutt’altro che semplice e in rete il concetto di rendita non vale molto.

Tutto gira intorno alla qualità: ma cosa è questa qualità? Come si definisce? Dipende, non esiste una risposta univoca. La definizione di qualità è totalmente soggettiva e varia a seconda degli interlocutori che leggono ciò che scriviamo. La lunghezza e l’esaustività non sempre sono sufficienti a garantire che un contenuto possa risultare interessante. A volte il successo di un post passa anche da altri aspetti. Proviamo ad elencarne alcuni:

  • Completezza. Si ritrova tipicamente all’interno di How-To o guide dedicate ad un argomento o ad una procedura specifica. Questa tipologia di contenuto richiede chiarezza, linearità e semplicità di linguaggio perchè rivolte a persone non esperte. Non diamo niente per scontato e facciamo luce su ogni aspetto. Mettere a disposizione screenshot o video non può far altro che arricchire il contenuto, rendendolo più immediato e di facile fruizione.
  • Tempestività. Essere i primi a raccontare qualcosa può essere un buon modo per racimolare visite. Questo è solo il punto di partenza. A meno che il nostro non sia un quotidiano online, questa strategia è valida nel breve periodo. Il boom di accessi deve essere propedeutico alla fidelizzazione del navigatore. Arrivato nel nostro sito tramite il post-scoop, deve poi essere invogliato a leggere altri contenuti.
  • Coerenza. Questo consiglio è legato al punto precedente. I motori di ricerca premiamo i blog che dimostrano di essere “esperti” di un argomento specifico rispetto a quelli più generalisti. L’approfondimento è premiato e il fattore tempo è determinante. Se si sfrutta un trending topic solo con lo scopo di fare visite, ma non in linea con gli argomenti del blog, si otterrà un risultato appagante dal punto di vista delle visite ma molto meno rispetto alla “qualità” dei visitatori.
    Un esempio: il nostro blog ha come argomento le tecniche di giardinaggio. Per poter aumentare le visite decidiamo di cavalcare l’onda dell’attualità e riportare la notizia della marea nera pochi minuti dopo il lancio delle agenzie. Questo ripo di azione sicuramente procurerà un picco di visite ma farà in modo di procure utenti realmente interessati alla tematica del blog?
  • Specializzazione. In rete un utente attivo e coivolto conta molto di più che dieci contatti anonimi. Se l’argomento del vostro presidio lo permette cercate di coltivare le nicchie, anche se piccolissime. Avere uno “zoccolo duro” d’utenza che si fida di quello che scriviamo è fondamentale per guardagnare punti in autorevolezza. In questo caso le visite non sono un parametro efficace per misurare il proprio lavoro. I numeri non raccontano la qualità. L’attività sul proprio sito espressa in commenti e (ormai sempre più presenti) Like sono un buon indice per capire se state facendo un buon lavoro.
  • Anticonformismo. Non abbiate paura di esprimere le proprie idee, anche se dovessero andare in direzione opposta rispetto al pensiero comune. Anzi, far emergere un disappunto è il modo migliore per innalzare i livelli di engagement rispetto agli utenti, fidelizzati e non. Se vi sentite di criticare, fatelo. Argomentate le vostre idee e preparatevi ad affrontare chi non la pensa come voi. Un confronto equilibrato e rispettoso non può che attribuirvi l’onore di essere una persona che pensa con la propria testa e non ha paura di esprimere le proprie idee.
  • Profondità. Alcune volte si scrive solo per indurre una riflessione, prima personale e poi estesa all’intera rete e al proprio pubblico. Quando vi troverete in procinto di scrivere un post di questo genere assicuratevi di proporre delle idee strutturate. Chi legge deve capire il vostro pensiero senza incappare in scomode zone d’ombra. Solo a carte scoperte è possibile imbastire un confronto di qualità.

Questi sono solo alcuni spunti e, per quanto ci si possa sforzare, non siamo certo noi a decretare la qualità di ciò che produciamo.
Sono le persone che ci leggono che hanno il potere di etichettare il nostro lavoro come elemento di valore o meno. Senza di loro i nostri sforzi sono vani perchè staremmo faticando per noi stessi. Quindi il consiglio è di curare in modo minuzioso ciò che scrivete ma date la massima importanza alla creazione e all’alimentazione delle relazioni perchè saranno il motore del vostro successo. Pubblicate, commentate, discutete e siate aperti al dialogo. Conoscere il vostro pubblico, sapere cosa piace e cosa no a seconda delle evidenze passate, significherà acquisire un enorme vantaggio: prevedere con anticipo contenuti con alto potenziale di successo.
Gli strumenti per dimostrare l’apprezzamento si sono ormai moltiplicati: l’uso di commenti, share buttons, Like di Facebook sono azioni che il pubblico sfrutta per dimostare il proprio interesse, facendo uscire il contenuto dal blog di origine e amplificandone la all’interno delle proprie reti sociali.

L’importante è non avere fretta e non scoraggiarsi se i risultati non si vedono subito. Occorre avere costanza in quello che si fa e curare ogni post come se fosse il migliore mai scritto. Un occhio agli analytics e uno allo storico delle interazioni con il nostro pubblico ci permetteranno di perfezionare di volta in volta il tiro e trovare la nostra strada verso una fiorente ascesa nella blogosfera 🙂

A questo punto mi viene da dire: “Content is the King…but what’s a King without a Kingdom?”

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Internet è uno spazio libero?

Post veloce ma che vuole stimolare una riflessione più ampia. Sentiamo da ogni parte che la rete è (o meglio, dovrebbe essere) il luogo privilegiato per esprimere le proprie idee in libertà. Barriere all’ingresso (quasi) nulle permettono a chi ne ha voglia e ne sente la necessità di dar voce ai pensieri o proporre il proprio punto di vista.
Stessa cosa anche dall’altro lato: accesso pieno e totale alle informazioni, senza nessun gatekeeper a vegliare sulle porte della conoscenza digitale.

Siamo proprio sicuri che sia così? Dando un’occhiata all’infografica qui sotto ci si rende conto che più del 25% delle persone nel mondo non possono godere pienamente di questa risorsa.

internet censorship

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Social Media is like teen sex

Social Media Strategy

Efficacissimo paragone.

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5 modi per far funzionare il tuo social network

Sono un feticista delle immagini che raccontano le strategie perché  a volte riescono ad essere sintesi simboliche di concetti complessi e strutturati.
Il seguente visual illustra 5 must da seguire se si ha l’intenzione di coltivare un social network vivo, attivo e appagante per  noi e per le persone le persone che lo frequentano.

5 modi per mantenere attivo un social networkPur essendo sostanzialmente d’accordo su tutti i 5 punti elencati, propongo un mio personale ordine di presentazione:

  1. Be Present. La presenza è lo stato zero della comunicazione in generale, non solo quella sui social media. Senza presenza non può esserci relazione. In questo caso, poi, intendiamo la presenza come attività propositiva, creatrice, distributrice di informazioni per il beneficio della propria rete di contatti. Vivere un social network non è presenziare ad una conferenza, è piuttosto più simile a partecipare ad un barcamp. Lo stato passivo non è previsto, per paradigma.
  2. Be Social. In realtà dovrebbe essere incorporato nel primo poiché né la naturale estensione e conseguente manifestazioni. La presenza si palesa nella socialità.
  3. Be Helpful/Share The Love: metto queste due attività sullo stesso piano. A mio parere non c’è un prima e un dopo. Sono entrambe utili al mantenimento e all’accrescimento della rete sociale perché focalizzate sul suo rafforzamento. Da un lato puntando sulla semplice dinamica della propagazione (Share The Love), dall’altro puntando sulla fidelizzazione attraverso il supporto o la creazione di contenuti utili alla propria rete (Be Helpful)
  4. Pay It Forward. Questo punto è fondamentale. A mio avviso rappresenta la vera linfa che mantiene in vita il social network che si è costruiti. Coltivare il proprio social network significa stimolare un continuo do ut des, favorendo uno scambio paritario tra chi il social network l’ha creato e chi il social network lo frequenta e lo vive per comunione di interessi. Non lo considero un punto finale. Tutt’altro. Lo intendo più come milestone evolutivo per la crescita della rete. Così come nei rapporti “analogici” una relazione equa ed appagante non fa altro che rafforzare un legame, così nei social network è fondamentale porre l’accento sulla soddisfazione e all’arricchimento continuo di tutte le persone coinvolte.

Cosa ne pensate? Pensate che l’ordine possa essere ancora differente?

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Social network ed email marketing insieme per aumentare le conversioni

Legare campagne di comunicazione sui social media alle attività più datate ma sempre attuali di email marketing non è certo cosa nuova. Gli uomini di marketing da tempo hanno capito che le due modalità di contatto possono interagire diventanto l’una il sostentamento dell’altra.

Il motivo di questo connubio è immediato: sia i social network che le email offrono alle aziende canali di contatto diretto verso i propri interlocutori. A trarne i maggiori benefici sono le realtà medio piccole, le quali da un lato non sono in grado di spendere forti budget per articolare una campagna di comunicazione su mezzi ben più costosi e dall’altro, solitamente, hanno forti capacità di adattamento e apprendimento verso qualsiasi forma di comunicazione di frontiera con costi tendenti allo zero. Le piccole realtà devono necessariamente crearsi le proprie nicchie: piattaforme social e mailing list accuratamente selezionate sembrano prestarsi perfettamente allo scopo.

Tuttavia il continuo affermarsi dei social network come catalizzatori di visite da parte degli utenti, ha spinto gli imprenditori a ripensare alle sinergie tra email e social network, ridistribuendo gli equilibri delle varie iniziative al fine di massimizzarne i risultati.

eMarketer ha recentemente pubblicato dei dati riguardanti proprio le tattiche di integrazione tra email e social media che le PMI d’oltre oceano hanno messo in atto tra il 2009 e il 2010. Nell’immagine qui sotto è possibile confrontare il peso delle diverse attività confrontate sulla distanza di un anno. Le differenze sono notevoli.

Social Media e email Marketing

Alcune considerazioni:

  • In generale molte più aziende hanno cominciato a lavorare in modo strategico sui social network. Ne è controprova la caduta netta della percentuale che ha dichiarato di non fare nessuna azione di integrazione: 31,87% nel 2009, 12,66% nel 2010
  • Nel 2009 la maggior parte degli Small Businesses americani (36,01% ) era solito diffondere le pubblicazioni delle newsletter sfruttando la capillarità di Twitter, nel 2010 questa pratica è stata scavalcata dall’inserimento di form di registrazioni direttamente sulle pagine aziendali aperte sui social network (Facebook primo fra tutti). Nell’ultimo anno sono 54,12% che hanno messo in atto questa tattica.
  • Regge bene la soluzione di diffondere i post del blog aziendale tramite le mailing list, facendo però segnare un +11,77% dall’anno scorso a quest’anno.
  • Quasi la metà delle imprese ha inserito nelle newsletter gli ormai onnipresenti pulsanti di share. Un anno fa solo il 13,10% lo faceva, ora sono quasi la metà 43,89%

In generale, quindi, cresce la fiducia verso una sempre più stretta collaborazione tra le due metodologie di contatto e l’impressione è che, attraverso una presenza costante sui social media, le imprese possano far crescere in maniera sensibile le dimensioni delle mailing list, aumetando i tassi di conversione a supporto del propri business.
In più, la qualità media dei contatti non può che aumentare perchè le persone che sono arrivate a visitare una determinata pagina aziendale hanno già, implicitamente, dimostrato interesse verso quel Brand o quel prodotto. Il potere di scegliere in modo autonomo e convinto quali comunicazioni seguire investono l’utente del ruolo di protagonista e non più di semplice destinatario della comunicazione. Il contatto con l’azienda e le propria audience avviene in territorio neutro, quello dei social network, delegando ad un piattaforma imparziale (e quindi più credibile) l’anello di congiunzione del rapporto.

In una fase in cui è sempre più difficile che gli utenti siano fidelizzati verso il sito di una marca o di un prodotto, diventa centrale ed importante proporsi in modo corretto nei luoghi che gli utenti stessi hanno eletto a spazi di espressione e nei quali riescono ad essere protagonisti. Le aziende, se intendono costruire una relazione con i propri referenti, devono farlo sommessamente e in punta di piedi, abbandonando logiche di predominanza comunicativa, ma inserendosi in modo intelligente nei flussi relazionali degli utenti.
La vera sfida da parte dell’azienda è farsi percepire come uno dei tanti elmenti indispensabili alla costruzione dell’identità della persona, sfruttando una logica delle proposta a scapito di quella basata sull’imposizione.

Quando (e se) questo valore verrà percepito, allora il legame che l’azienda avrà costruito sarà fortissimo perché l’importanza del Brand sarà così determinante nel “racconto” di una persona da non poterne più prescindere per capirne l’essenza. Apple, ad esempio, l’ha già capito e i risultati si vedono.