Facebook-videocalling

Facebook annuncia la videocall (e Skype ci mette lo zampino)

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Facebook, grazie ad una partnership con Skype, introduce la possibilità di fare videochat.

E questa sarebbe la novità annunciata da giorni come “fantastica”? Da quello che leggo mi è parso più un goffo e inutile proclama all’indomani dell’entrata in scena dell’incomodo Google+.
E’ ovviamente troppo presto per stabilire se effettivamente ci sarà battaglia tra i due contendenti certo è che nella presentazione di oggi di oggi ho percepito un po’ di timore dalle parti di Palo Alto.

Qualcuno dice che Google+ è un giocattolino per gli appassionati di internet e geek ed è difficile che possa spronare l’utente medio della rete a ricostruire la propria rete sociale che con tanta fatica (!) si è costruito su Facebook. Vedremo come andrà a finire.

Intanto, per chi proprio non potesse fare a meno di sperimentare questa novità super innovativa, sappiate che è già disponibile: qui i dettagli.

Alla faccia, mi viene da dire. Mai più senza.

Se devi spammare, almeno fallo bene

Questa sera mi è arrivata una mail da un amico; fidandosi della mia esperienza (!) in rete, mi chiede cosa deve fare del seguente messaggio di posta elettronica che gli è arrivato in giornata.

Lo riporto trascrivendolo alla lettera:

Ciao!

Il mio nome è XXXXX XX XXXXXXX, mi sono divertito guardando 
attraverso ilvostro sito e Lo trovo molto rilevanti per i siti web 
dei miei partner, quindisono molto interessato se si accetta di 
inserire un semplice link su di esso. In cambio, ho
potrebbe fornire un collegamento a:

jshortproductions (dot) com
fiammabella (dot) com
myeuropetravelguide (dot) com  PR 3

Se siete interessati, vi prego di inviarmi l'URL e il titolo alla 
lista il tuo sito web. Io aggiungo il tuo link al più presto 
nelle prossime 24ore. Quando il vostro collegamento è 
pronto ti mando una email di conferma con le informazioni 
(titolo e URL) del mio sito.

Spero che tu abbia una bella giornata e vi ringrazio per il 
vostro tempo.

Cordiali saluti;
XXXXX XX XXXXXXX
Webmaster

PD: Se non desideri più ricevere la posta, come di più basta visitare 
emailsnomore (dot) com e compilare le informazioni qui, grazie.


Io ovviamente gli ho dato il mio parere sulla cosa: voi cosa gli rispondereste? 🙂

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One Google fits all (needs)

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Sapevo che questo momento, prima o poi, sarebbe arrivato.

Google si propone come il punto di accesso predefinito della rete esplicitando ciò che, di fatto, è sotto gli occhi di tutti: un unico marchio in grado di soddisfare qualsiasi tipo di esigenza dell’utente; dalla ricerca alla posta elettronica, dalle mappe alle immagini, sono pochi i campi in cui BigG non sia presente. Fa eccezione, a ben vedere, il settore dei social network, in cui l’azienda di Mountain View ha agito con indecisione, lanciano sul mercato prodotti che non hanno raccolto la stessa fortuna di altri.

Ora ha capito una cosa: non basta avere una soluzione (valida) per ogni servizio, occorre diventare il punto di riferimento per ogni utente. A partire da quelli che la rete non la masticano ancora tanto: la generazione di chi non è stata investita dal cambiamento epocale causato da internet. Gli over 60 non sono mai stati un mercato di riferimento per chi ragionava di business in rete, ma alcuni dati (tra l’altro neppure recentissimi) stanno dimostrando che lo scenario non è proprio come lo si è ipotizzato.

Avanzamento di età e vicinanza ad internet non sono più due elementi inversamente proporzionali e così è necessario comunicare anche con questa fascia d’eta che, è sempre bene ricordarlo, ha (statisticamente) a disposizione più tempo e più soldi rispetto a tutti gli altri profili.

Google l’ha capito e ha fatto la prima mossa. Particolare, ma assolutamente coerente per le abitudini mediali del nostro Paese: ha usato la tv. L’intendo della campagna “Che cosa cerchi oggi?” è chiaro: sdoganare il fatto che la rete sia costruita solo per chi la sa usare e che sia dominio di giovani e di tecnofili. Al contrario internet, ovviamente attraverso il bouquet di prodotti Google sapientemente presentati uno dietro l’altro, è il luogo in cui ogni domanda della vita reale trova risposta in rete.

Questo lo spot:

Sicuramente un approccio interessante. Quasi filantropico, mi verrebbe da dire. Non dimentichiamoci però che Google trae vantaggio dalle informazioni che gli utenti ogni giorno producono utilizzando le sue applicazioni. Non è quindi difficile capire che più persone usano ciò che Google mette loro a disposizione e più quest’ultimo ha dati utili per alimentare i propri business (in primis quello pubblicitario, prima entrata in assoluto dei suoi bilanci).

Sarà una mia personale impressione ma questo approccio un po’ mi fa paura. Sono allergico a tutto ciò che in rete si auto attribuisce l’etichetta di “soluzione definitiva e omnicomprensiva”.
Ora, facciamo finta per un momento di avere 70 anni, essere incuriositi dall’Internet e volerne capire un po’ di più. Vediamo questo spot in TV e cosa capiamo? Che Google è internet. Le due cose vengono percepite come sovrapposte, due nomi per descrivere la stessa cosa.

Un po’ come quei ragazzini (e non solo loro) a cui chiedi di elencarti almeno 10 siti che hanno visitato durante l’ultima settimana e la loro risposta è immancabilmente: “Facebook…”. Qualcuno cita YouTube ma duramente arrivano ad elencarne cinque.

Lungi da me demonizzare Google. Io stesso uso ed apprezzo la maggior parte dei prodotti che mette a disposizione. La mia è una semplice riflessione su come una comunicazione come quella appena proposta dai suoi spot possano generare una percezione della rete che comincia e si esaurisce con i servizi offerti dal colosso americano.

Che poi, se ci pensiamo bene, il suo motore di ricerca è lo strumento che la maggior parte di noi utilizza ogni giorno per sondare l’infinito mondo che è la rete.

Come dire, One Google fits all (needs).

Ps. Dimenticavo: anche voi potete creare “la vostra storia” raccontata attraverso le pagine di Google; su Youtube è stato aperto un canale dedicato all’iniziativa.

Internet è uno spazio libero?

Post veloce ma che vuole stimolare una riflessione più ampia. Sentiamo da ogni parte che la rete è (o meglio, dovrebbe essere) il luogo privilegiato per esprimere le proprie idee in libertà. Barriere all’ingresso (quasi) nulle permettono a chi ne ha voglia e ne sente la necessità di dar voce ai pensieri o proporre il proprio punto di vista.
Stessa cosa anche dall’altro lato: accesso pieno e totale alle informazioni, senza nessun gatekeeper a vegliare sulle porte della conoscenza digitale.

Siamo proprio sicuri che sia così? Dando un’occhiata all’infografica qui sotto ci si rende conto che più del 25% delle persone nel mondo non possano godere pienamente di questa risorsa.

internet censorship

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