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One Google fits all (needs)

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Sapevo che questo momento, prima o poi, sarebbe arrivato.

Google si propone come il punto di accesso predefinito della rete esplicitando ciò che, di fatto, è sotto gli occhi di tutti: un unico marchio in grado di soddisfare qualsiasi tipo di esigenza dell’utente; dalla ricerca alla posta elettronica, dalle mappe alle immagini, sono pochi i campi in cui BigG non sia presente. Fa eccezione, a ben vedere, il settore dei social network, in cui l’azienda di Mountain View ha agito con indecisione, lanciano sul mercato prodotti che non hanno raccolto la stessa fortuna di altri.

Ora ha capito una cosa: non basta avere una soluzione (valida) per ogni servizio, occorre diventare il punto di riferimento per ogni utente. A partire da quelli che la rete non la masticano ancora tanto: la generazione di chi non è stata investita dal cambiamento epocale causato da internet. Gli over 60 non sono mai stati un mercato di riferimento per chi ragionava di business in rete, ma alcuni dati (tra l’altro neppure recentissimi) stanno dimostrando che lo scenario non è proprio come lo si è ipotizzato.

Avanzamento di età e vicinanza ad internet non sono più due elementi inversamente proporzionali e così è necessario comunicare anche con questa fascia d’eta che, è sempre bene ricordarlo, ha (statisticamente) a disposizione più tempo e più soldi rispetto a tutti gli altri profili.

Google l’ha capito e ha fatto la prima mossa. Particolare, ma assolutamente coerente per le abitudini mediali del nostro Paese: ha usato la tv. L’intendo della campagna “Che cosa cerchi oggi?” è chiaro: sdoganare il fatto che la rete sia costruita solo per chi la sa usare e che sia dominio di giovani e di tecnofili. Al contrario internet, ovviamente attraverso il bouquet di prodotti Google sapientemente presentati uno dietro l’altro, è il luogo in cui ogni domanda della vita reale trova risposta in rete.

Questo lo spot:

Sicuramente un approccio interessante. Quasi filantropico, mi verrebbe da dire. Non dimentichiamoci però che Google trae vantaggio dalle informazioni che gli utenti ogni giorno producono utilizzando le sue applicazioni. Non è quindi difficile capire che più persone usano ciò che Google mette loro a disposizione e più quest’ultimo ha dati utili per alimentare i propri business (in primis quello pubblicitario, prima entrata in assoluto dei suoi bilanci).

Sarà una mia personale impressione ma questo approccio un po’ mi fa paura. Sono allergico a tutto ciò che in rete si auto attribuisce l’etichetta di “soluzione definitiva e omnicomprensiva”.
Ora, facciamo finta per un momento di avere 70 anni, essere incuriositi dall’Internet e volerne capire un po’ di più. Vediamo questo spot in TV e cosa capiamo? Che Google è internet. Le due cose vengono percepite come sovrapposte, due nomi per descrivere la stessa cosa.

Un po’ come quei ragazzini (e non solo loro) a cui chiedi di elencarti almeno 10 siti che hanno visitato durante l’ultima settimana e la loro risposta è immancabilmente: “Facebook…”. Qualcuno cita YouTube ma duramente arrivano ad elencarne cinque.

Lungi da me demonizzare Google. Io stesso uso ed apprezzo la maggior parte dei prodotti che mette a disposizione. La mia è una semplice riflessione su come una comunicazione come quella appena proposta dai suoi spot possano generare una percezione della rete che comincia e si esaurisce con i servizi offerti dal colosso americano.

Che poi, se ci pensiamo bene, il suo motore di ricerca è lo strumento che la maggior parte di noi utilizza ogni giorno per sondare l’infinito mondo che è la rete.

Come dire, One Google fits all (needs).

Ps. Dimenticavo: anche voi potete creare “la vostra storia” raccontata attraverso le pagine di Google; su Youtube è stato aperto un canale dedicato all’iniziativa.

Come imparano i nativi digitali – VIDEO

Le tecnologie vivono e si sviluppano, entrando sempre più a contatto con la vita delle persone.
Nascono le prime generazioni completamente immerse in un mondo digitale, che non hanno vissuto il passaggio da un mondo pre internet a un mondo connesso. Sono i cosiddetti “digital natives”.
L’apprendimento di questi individui sarà radicalmente mutato in una realtà che si informa e comunica grazie alla Rete.
Questo video aiuta a riflettere su come le nuove tecnologie possano in qualche modo mutare le prospettive dell’apprendimento e dell’educazione.
Molto interessante.

Internet in Italia: la realtà

Stesso testo, due modi di leggerlo. Internet può essere il male o il bene di una società, dipende da quale prospettiva si vedono le cose. Il video fa riflettere sull’approccio verso la Rete e la sua comprensione.

Ideato da Marco Montemagno e Tiziana Cera Rosco, ispirati dal video di Lost Generation.

Riparte Codice Internet

Riparte Codice Internet, il progetto che da settembre 2008 porta la Rete dalle persone.
Sono sostenitore di questa iniziativa sin dalla sua nascita e da qualche giorno mi vede coinvolto in primo piano perchè il buon Marco Montemagno ha voluto affidarmi le sorti del sito internet di Codice Internet e della comunicazione online.
Ecco dunque rivelata la novità di cui vi avevo accennato qualche giorno fa 🙂

Sono convinto che sarà un’esperienza importante per me, riuscendo ad unire un lavoro che mi piace ad una finalità che ritengo importantissima: spiegare Internet, portarlo alla gente, farne emergere le potenzialità senza mai dimenticare i cattivi usi che se ne possono fare.

Comincia dunque questa nuova avventura e spero davvero possa durare il più a lungo possibile. C’è molto da fare e da progettare e per questo gli stimoli per inventare cose nuove e interessanti sono molti.

Staremo a vedere, per ora potete capire un po’ di più su Codice Internet visitando il sito e guardando il video qui sopra! 😉

Stay tuned!

Firenze – Capodanno 2009

Se il buon giorno si vede dal mattino, allora un buon anno dovrebbe vedersi da come se ne passano i primi giorni. Se questa ipotesi risultasse vera, quello che mi aspetta è un 2009 pieno di soddisfazioni.

Ho passato 5 giorni indimenticabili in compagnia di tre persone stupende, in una delle città più belle che abbia mai visto, Firenze. L’idea di trascorrere questo capodanno insieme ci era bazzicata in testa già dalla fine di settembre. Ed è stato un bene. Sì, perchè in questo modo ci siamo organizzati per tempo e abbiamo potuto prenotare un appartamento  nel centro della città. Tanto per capirci, questa era la vista che si poteva godere dal palazzo dove soggiornavamo:
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Ogni appartamento del palazzo prendeva il nome da qualche artista celebre fiorentino: a noi è toccato il bilocale Verrocchio. Altri nomi a disposizione erano Vasari, Giambologna, Michelangelo, Raffaello, ecc.

Sono stati 5 giorni intensi soprattuto sotto il punto di vista culturale. Armati di buona volontà e armati di sintetiche ma ottime guide cartacee abbiamo pianificato tutti i giorni in modo da riuscire a visitare più cose possibili. E così è stato.
Uscivamo la mattina per le 9.30-10 e rientravamo la sera verso le 18.30-19. Firenze ha veramente tanto da offrire, sia passeggiando semplicemente tra le sue vie, sia scoprendo l’inestimabili tesori ospitati dai suoi musei. Unica nota dolente della vacanza: il 31 Dicembre, dopo aver prenotato il nostro ingresso agli Uffizi alle ore 16.45, veniamo avvisati all’interno del museo che lo stesso chiuderà alle 17.30. Ponte Vecchio FirenzeVisitare tutto quello che gli Uffizi potevano offrire in soli 45 minuti non solo è impensabile, ma anche impossibile. Ci siamo quindi limitati a soffermarci un po’ di più su alcuni dipinti (Leonardo e Botticelli) che tutto il mondo ci invidia e che fino ad allora avevo avuto modo di vedere solo sulle pagine patinate dei miei libri scolastici.

Ultima nota divertente della vacanza. Ore 2 di notte del 1 gennaio: ovviamente siamo svegli in appartamento a festeggiare. Suonano alla porta: dopo qualche esitazione ci decidiamo ad aprire. Ci troviamo 4 ragazzi che avevano un appartamento sul nostro piano e che distrattamente avevano lasciato le chiavi all’interno della casa. Hanno quindi deciso di chiamare il numero per le emergenze fornito dai gestori del palazzo: la risposta è stato un netto rifiuto poichè l’emergenza era causata da una loro disattenzione.
A questo punto io e Roby abbiamo ben pensato di utilizzare una carta plastificata (carta punti Mediaworld) per “scassinare” la porta e far scattare la serratura. Dopo vari tentativi ci siamo riusciti e i 4 ragazzi hanno potuto riprendere possesso del loro appartamento.

Un grande GRAZIE  ai miei tre compagni di avventura: Cri, Roby e Raffy

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Ecco uno slideshow con qualche foto: