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Lavoro

Creativi non si nasce, si diventa

Una bella presentazione che vale la pena tenere a mente. Spesso si è portati a pensare che la creatività sia semplicemente un dono innato, riservato a pochi.
In realtà non è così: la creatività è un’attitudine che si coltiva con il tempo, con l’allenamento e con la dedizione (qualità che sembrano aver perso valore al giorno d’oggi).

C’è un passaggio della presentazione che sintetizza al meglio come deve essere considerata la creatività, delineandola attraverso alcune parole chiave chiarificatrici:

“Creativity is about making “connections” that are previously unrealised…combining, “re-combinining“, forming relationships and associations that look towards the “real” and “imagined” world in all its form.”

Non occorre essere dei geni per considerarsi creativi, occorre allenarsi a guardare il mondo da una prospettiva diversa.

Sull’argomento ho recentemente letto un libro che, seppur datato, racconta come è possibile stimolare la creatività attraverso l’applicazione di alcune semplici tecniche.

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Lavoro

Quando lo capiremo?

“The opposite of play isn’t work. It’s depression.”

Brian Sutton-Smith

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Cinema

Video a 360 gradi: fine della magia del cinema?

Trovo sul blog di Alberto e ripubblico.
Impressionante, c’è poco da dire.
Dopo averlo visto, però, mi sono fatto alcune domande: che fine fa l’interpretazione del regista nel video? Dove mettiamo il particolare punto di vista e stile narrativo che contraddistingue il suo mestiere? Lo spettatore vuole davvero diventare protagonista assoluto della storia? Non preferisce, forse, farsi accompagnare attraverso le diverse inquadrature, appositamente scelte per uno scopo e per suscitare una determinata emozione?

Il video qui sopra segna sicuramente una svolta rispetto al passato. C’è qualcuno che sceglie la location, gli interpreti e la situazione; trama, scoperta ed immersione nella narrazione è lasciata totalmente allo spettatore. Che poi, chiamare spettatore chi può cambiare la sua posizione nella scena a proprio piacimento, è veramente riduttivo.

Sono però convinto di una cosa: questo tipo di video avrà molto successo in campi quali edutainment (pensate a cosa potrebbero essere i documentari visti con questa tecnica), sport (altro che spidercam di Sky) e eventi live ( essere sul palco al fianco della nostra band preferita non sarebbe male, no?).

Credo però (e spero) che l’immersività che offrono tecnologie come questa non arrivino mai a sostituire l’occhio dietro la macchina da presa di un film.
Nei film l’uomo non cerca la realtà, l’uomo vuole sentirsi raccontare una storia da qualcuno che la sa ben spiegare.

A mio avviso non c’è tecnologia, neanche quella più avanzata, che si possa sostituire all’intuito, alle sfumature e alla profondità di una narrazione di quanto possa fare un uomo dietro una macchina da presa.

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Mondo

One Google fits all (needs)

google-services

Sapevo che questo momento, prima o poi, sarebbe arrivato.

Google si propone come il punto di accesso predefinito della rete esplicitando ciò che, di fatto, è sotto gli occhi di tutti: un unico marchio in grado di soddisfare qualsiasi tipo di esigenza dell’utente; dalla ricerca alla posta elettronica, dalle mappe alle immagini, sono pochi i campi in cui BigG non sia presente. Fa eccezione, a ben vedere, il settore dei social network, in cui l’azienda di Mountain View ha agito con indecisione, lanciano sul mercato prodotti che non hanno raccolto la stessa fortuna di altri.

Ora ha capito una cosa: non basta avere una soluzione (valida) per ogni servizio, occorre diventare il punto di riferimento per ogni utente. A partire da quelli che la rete non la masticano ancora tanto: la generazione di chi non è stata investita dal cambiamento epocale causato da internet. Gli over 60 non sono mai stati un mercato di riferimento per chi ragionava di business in rete, ma alcuni dati (tra l’altro neppure recentissimi) stanno dimostrando che lo scenario non è proprio come lo si è ipotizzato.

Avanzamento di età e vicinanza ad internet non sono più due elementi inversamente proporzionali e così è necessario comunicare anche con questa fascia d’eta che, è sempre bene ricordarlo, ha (statisticamente) a disposizione più tempo e più soldi rispetto a tutti gli altri profili.

Google l’ha capito e ha fatto la prima mossa. Particolare, ma assolutamente coerente per le abitudini mediali del nostro Paese: ha usato la tv. L’intendo della campagna “Che cosa cerchi oggi?” è chiaro: sdoganare il fatto che la rete sia costruita solo per chi la sa usare e che sia dominio di giovani e di tecnofili. Al contrario internet, ovviamente attraverso il bouquet di prodotti Google sapientemente presentati uno dietro l’altro, è il luogo in cui ogni domanda della vita reale trova risposta in rete.

Questo lo spot:

Sicuramente un approccio interessante. Quasi filantropico, mi verrebbe da dire. Non dimentichiamoci però che Google trae vantaggio dalle informazioni che gli utenti ogni giorno producono utilizzando le sue applicazioni. Non è quindi difficile capire che più persone usano ciò che Google mette loro a disposizione e più quest’ultimo ha dati utili per alimentare i propri business (in primis quello pubblicitario, prima entrata in assoluto dei suoi bilanci).

Sarà una mia personale impressione ma questo approccio un po’ mi fa paura. Sono allergico a tutto ciò che in rete si auto attribuisce l’etichetta di “soluzione definitiva e omnicomprensiva”.
Ora, facciamo finta per un momento di avere 70 anni, essere incuriositi dall’Internet e volerne capire un po’ di più. Vediamo questo spot in TV e cosa capiamo? Che Google è internet. Le due cose vengono percepite come sovrapposte, due nomi per descrivere la stessa cosa.

Un po’ come quei ragazzini (e non solo loro) a cui chiedi di elencarti almeno 10 siti che hanno visitato durante l’ultima settimana e la loro risposta è immancabilmente: “Facebook…”. Qualcuno cita YouTube ma duramente arrivano ad elencarne cinque.

Lungi da me demonizzare Google. Io stesso uso ed apprezzo la maggior parte dei prodotti che mette a disposizione. La mia è una semplice riflessione su come una comunicazione come quella appena proposta dai suoi spot possano generare una percezione della rete che comincia e si esaurisce con i servizi offerti dal colosso americano.

Che poi, se ci pensiamo bene, il suo motore di ricerca è lo strumento che la maggior parte di noi utilizza ogni giorno per sondare l’infinito mondo che è la rete.

Come dire, One Google fits all (needs).

Ps. Dimenticavo: anche voi potete creare “la vostra storia” raccontata attraverso le pagine di Google; su Youtube è stato aperto un canale dedicato all’iniziativa.

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Progetti

TesiCamp 2010: una nuova occasione per giovani promettenti

TesiCamp
C’è un Italia che fa fuggire i migliori cervelli in circolazione e c’è un’Italia che i talenti se li vuole tenere ben stretti.
Tra le tante realtà che si possono elencare nel secondo gruppo rientra sicuramente TesiCamp, riproposto quest’anno dopo il successo della prima edizione. Ne ho già parlato in modo entusiastico qua.

Si bissa, dunque.
Con un cambio di sede rispetto all’anno passato: TesiCamp 2010 si svolgerà il 3 dicembre a Palazzo Turati, in via Meravigli 9.

TesiCamp?

Citando il sito dell’evento:

Tesicamp vuole essere un incontro tra neolaureati, laureandi con una tesi sull’innovazione digitale e il mondo del lavoro. L’idea è di rovesciare l’aula classica: gli studenti in cattedra e tutti gli altri commentano 🙂

L’evento è pensato per essere un punto di contatto forte tra l’università e il lavoro, diminuendo quella distanza che altri paesi (ahimè) è già ridotta al minimo.
Un modo intelligente per valorizzare le tesi di molti studenti che, dopo mesi di impegno, rischiano di vedere il proprio lavoro dimenticato in fondo ad un cassetto.
Esporre in pubblico l’idea alla base del proprio studio è un modo efficace per verificare la bontà delle proprie ipotesi,  per lo più accrescendo il valore di ciò che si è prodotto attraverso la possibilità di raccogliere spunti e suggerimenti dai partecipanti che assistono alle presentazioni.

Da non sottovalutare, poi, la possibilità che la partecipazione a TesiCamp si possa trasformare in un prima esperienza concreta nel mondo del lavoro. L’edizione 2009 ne è una prova e quest’anno uno sponsor ha già promesso uno stage a chi presenterà la miglior tesi sulla pubblicità on-line.

Come fare a partecipare?

Se sei interessato, visita la pagina dedicata all’iscrizione, invia i tuoi dati e i dettagli sulla tesi che desideri presentare. Se la tua tesi tratta di innovazione digitale, sicuramente sei nel posto giusto per far valere le tue idee 🙂

Io farò parte dello staff operativo anche quest’anno e devo dire che non vedo l’ora di sentire quali temi proporranno i ragazzi in questa edizione. Se volete dare un’occhiata a chi si è già accreditato per parlare, potete farlo nella pagina dei partecipanti. A leggere i titoli delle tesi devo dire che si preannuncia un’altra edizione tutt’altro che noiosa.

Io questa occasione non la perderei, tu? Ah, mi raccomando, passaparola!

Ci si vede lì?