Non siamo il Paese di Riina, ma quello di Falcone

[da oggi questo blog ospiterà occasionalmente post di un altro autore. Un’autrice, per essere preciso. E’ alla sua prima esperienza ma sono più che felice di ospitare i suoi primi passi nel mondo del blogging perchè credo che abbia cose interessanti da raccontare. Ma questo, ovviamente, sarete voi a giudicarlo.]

Avevo promesso al padrone di casa di questo blog che non avrei scritto cose stupide nè banali per non rovinargli la reputazione. Per fortuna l’ispirazione per decidermi ad iniziare è arrivata ieri sera guardando Che tempo che fa, uno dei miei programmi televisivi preferiti.
Sono perciò felice di darvi (e di darmi) il benvenuto partendo da un tema che sento importante, o meglio da una persona importante.
Roberto Saviano è uno di quegli uomini che io definisco affascinanti e attraenti: cattura l’attenzione per ciò che racconta, ma anche per come lo racconta.

Probabilmente mi sento coinvolta in modo particolare dalle sue parole per le mie origini partenopee, ma credo che riguardino un po’ tutti noi in quanto cittadini italiani.
Ho scelto quella frase come titolo del mio primo post, non come riassunto del suo discorso: forse non è neanche tra le battute più significative, eppure mi ha colpita perché sembra urlare contro la generalizzazione, di qualsiasi cosa.
Un ringraziamento speciale è rivolto a Fabio Fazio e agli autori in generale del programma, perché non si stancano mai di invitare un personaggio che, a mio parere, in televisione si vede davvero troppo poco.

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