Amsterdam, ci vediamo (forse) l’anno prossimo

Ho sempre associato Amsterdam a una città da visitare in periodo invernale, meglio se a ridosso del capodanno. Che stranezza. Credo che l’involontaria associazione sia dovuta a un famoso video musicale di Cesare Cremonini, quando ancora faceva parte dei Lunapop. La mia mente da adolescente (sì, mi è capitato di ascoltare anche Cremonini e sì, ho avuto 17 anni anche io ) ha decretato questo legame che mi sono portato dietro negli anni.

Il mito di “città fredda” è però destinato a durare ben poco. Da qualche giorno sto curiosando in rete per sapere un po’ di più sulla capitale olandese in vista di una prossima mini-vacanza. Obiettivo: 4-5 giorni per scoprire Amsterdam. Un mix di cultura e turismo. Rigorosamente in bicicletta, visto che a detta di molti le due ruote sono il modo migliore per districarsi tra le viette caratteristiche della città.
Purtroppo non credo di riuscire ad andarci nei prossimi mesi: si rimanda di un anno.
Visto che però ho già fatto il lavoro, condivido con i miei tre lettori i miei appunti “organizzativi”. Magari qualcuno che c’è già stato può consigliarmi qualcosa da vedere che non ho considerato. Continua a leggere…

Stephen Hawking

Guarda il cielo, non i tuoi piedi

“Anche se scopriamo la teoria di ogni cosa, è solo una serie di regole ed equazioni.
Cos’è che soffia il fuoco nelle equazioni e crea l’universo che le formula?
Guarda il cielo e le stelle, non i tuoi piedi.
Dai valore a quello che vedi, sii curioso”

Move!

Gli dedico un post, da quanto è bello. Buona visione, con tanta voglia di (tornare in) vacanza!

Un mondo pieno di ditate

Quanto manca ad un futuro così?
Senza dubbio un affascinante sogno verso il futuro ma guardandolo mi sono reso conto che se da un lato la comodità potrebbe essere molta, dall’altro la dipendenza da fattori strutturale quali l’elettricità (in caso di blackout saremmo immobilizzati) e la disponibilità dei dati (di chi sono? dove stanno?) ci renderebbe forse più prigionieri che liberi.

Certo che se il futuro dovesse mai presentarsi con queste sembianze occorrerebbe munirsi di scorte di Vetril pressoché infinite 🙂

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One Google fits all (needs)

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Sapevo che questo momento, prima o poi, sarebbe arrivato.

Google si propone come il punto di accesso predefinito della rete esplicitando ciò che, di fatto, è sotto gli occhi di tutti: un unico marchio in grado di soddisfare qualsiasi tipo di esigenza dell’utente; dalla ricerca alla posta elettronica, dalle mappe alle immagini, sono pochi i campi in cui BigG non sia presente. Fa eccezione, a ben vedere, il settore dei social network, in cui l’azienda di Mountain View ha agito con indecisione, lanciano sul mercato prodotti che non hanno raccolto la stessa fortuna di altri.

Ora ha capito una cosa: non basta avere una soluzione (valida) per ogni servizio, occorre diventare il punto di riferimento per ogni utente. A partire da quelli che la rete non la masticano ancora tanto: la generazione di chi non è stata investita dal cambiamento epocale causato da internet. Gli over 60 non sono mai stati un mercato di riferimento per chi ragionava di business in rete, ma alcuni dati (tra l’altro neppure recentissimi) stanno dimostrando che lo scenario non è proprio come lo si è ipotizzato.

Avanzamento di età e vicinanza ad internet non sono più due elementi inversamente proporzionali e così è necessario comunicare anche con questa fascia d’eta che, è sempre bene ricordarlo, ha (statisticamente) a disposizione più tempo e più soldi rispetto a tutti gli altri profili.

Google l’ha capito e ha fatto la prima mossa. Particolare, ma assolutamente coerente per le abitudini mediali del nostro Paese: ha usato la tv. L’intendo della campagna “Che cosa cerchi oggi?” è chiaro: sdoganare il fatto che la rete sia costruita solo per chi la sa usare e che sia dominio di giovani e di tecnofili. Al contrario internet, ovviamente attraverso il bouquet di prodotti Google sapientemente presentati uno dietro l’altro, è il luogo in cui ogni domanda della vita reale trova risposta in rete.

Questo lo spot:

Sicuramente un approccio interessante. Quasi filantropico, mi verrebbe da dire. Non dimentichiamoci però che Google trae vantaggio dalle informazioni che gli utenti ogni giorno producono utilizzando le sue applicazioni. Non è quindi difficile capire che più persone usano ciò che Google mette loro a disposizione e più quest’ultimo ha dati utili per alimentare i propri business (in primis quello pubblicitario, prima entrata in assoluto dei suoi bilanci).

Sarà una mia personale impressione ma questo approccio un po’ mi fa paura. Sono allergico a tutto ciò che in rete si auto attribuisce l’etichetta di “soluzione definitiva e omnicomprensiva”.
Ora, facciamo finta per un momento di avere 70 anni, essere incuriositi dall’Internet e volerne capire un po’ di più. Vediamo questo spot in TV e cosa capiamo? Che Google è internet. Le due cose vengono percepite come sovrapposte, due nomi per descrivere la stessa cosa.

Un po’ come quei ragazzini (e non solo loro) a cui chiedi di elencarti almeno 10 siti che hanno visitato durante l’ultima settimana e la loro risposta è immancabilmente: “Facebook…”. Qualcuno cita YouTube ma duramente arrivano ad elencarne cinque.

Lungi da me demonizzare Google. Io stesso uso ed apprezzo la maggior parte dei prodotti che mette a disposizione. La mia è una semplice riflessione su come una comunicazione come quella appena proposta dai suoi spot possano generare una percezione della rete che comincia e si esaurisce con i servizi offerti dal colosso americano.

Che poi, se ci pensiamo bene, il suo motore di ricerca è lo strumento che la maggior parte di noi utilizza ogni giorno per sondare l’infinito mondo che è la rete.

Come dire, One Google fits all (needs).

Ps. Dimenticavo: anche voi potete creare “la vostra storia” raccontata attraverso le pagine di Google; su Youtube è stato aperto un canale dedicato all’iniziativa.