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1 dic 2010

Video a 360 gradi: fine della magia del cinema?

Trovo sul blog di Alberto e ripubblico.
Impressionante, c’è poco da dire.
Dopo averlo visto, però, mi sono fatto alcune domande: che fine fa l’interpretazione del regista nel video? Dove mettiamo il particolare punto di vista e stile narrativo che contraddistingue il suo mestiere? Lo spettatore vuole davvero diventare protagonista assoluto della storia? Non preferisce, forse, farsi accompagnare attraverso le diverse inquadrature, appositamente scelte per uno scopo e per suscitare una determinata emozione?

Il video qui sopra segna sicuramente una svolta rispetto al passato. C’è qualcuno che sceglie la location, gli interpreti e la situazione; trama, scoperta ed immersione nella narrazione è lasciata totalmente allo spettatore. Che poi, chiamare spettatore chi può cambiare la sua posizione nella scena a proprio piacimento, è veramente riduttivo.

Sono però convinto di una cosa: questo tipo di video avrà molto successo in campi quali edutainment (pensate a cosa potrebbero essere i documentari visti con questa tecnica), sport (altro che spidercam di Sky) e eventi live ( essere sul palco al fianco della nostra band preferita non sarebbe male, no?).

Credo però (e spero) che l’immersività che offrono tecnologie come questa non arrivino mai a sostituire l’occhio dietro la macchina da presa di un film.
Nei film l’uomo non cerca la realtà, l’uomo vuole sentirsi raccontare una storia da qualcuno che la sa ben spiegare.

A mio avviso non c’è tecnologia, neanche quella più avanzata, che si possa sostituire all’intuito, alle sfumature e alla profondità di una narrazione di quanto possa fare un uomo dietro una macchina da presa.

21 lug 2010

Video viral: sfruttare la verosimiglianza come leva per la diffusione

Andy Murray

Head ha pubblicato uno spot video video in cui il famoso tennista Andy Murray si esibisce in prodigi con racchetta e pallina.
Lanciato prima del torneo di Wimbledon, il commercial ha raccolto moltissime visite in poco tempo: in poco più di un mese si contano quasi un milione di views. Siamo dunque  di fronte un altro caso di video virale.

Ma da dove ha origine la scalabilità? Secondo me dallo stupore provocato dalle immagini verosimili. Credo che anche un giocatore professionista come Murray non sia in grado di dimostrare una precisione tale da poter fare tiro a piattello con una racchetta, una pallina da tennis e un set di piatti. Tuttavia, è possibile che una cosa del genere accada, ma si tratterebbe di un evento fortuito e, per questo, non replicabile.

Nel caso del video di Head ciò che ha provocato un boom di visite è proprio la linea sottile di demarcazione che separa un colpo mirabolante e unico e la semplicità con cui il giocatore riesce a riprodurre un atto di tale difficoltà. Il tutto con l’intermediazione del testimonial/professionista che ha una parte fondamentale nell’attestazione di senso di quello che vediamo. Mi spiego meglio: se mi mettessi io a fare le stesse cose che fa Murray (ovviamente lavorando di post-produzione del video :) ) il mio video sarebbe immediatamente etichettato come il solito fake.
In questo caso, però, il campione tende ad eludere la differenza tra la realtà e la finzione, perché con le sue capacità già note e conosciute ha l’abilità di rendere ordinario ciò che è (o dovrebbe essere) straordinario e quindi attraente.

Il continuo interrogarsi da parte dei navigatori sul “sarà davvero capace di farlo?” scatena il solito meccanismo alla base dei video virali: l’interesse generato attorno al contenuto innesca una dinamica di condivisione che permette la diffusione all’interno delle diverse reti sociali.

Ora che ci penso la stessa identica dinamica ha reso celebre il video in cui Ronaldinho prende ripetutamente la traversa con le nuove scarpe della Nike. Ve lo ricordate, vero?

Che ne pensate? Quali sono i fattori che, secondo voi, portano un video ad essere virale? Conoscete altri esempi simili?

Foto
28 mag 2009

Internet in Italia: la realtà

Stesso testo, due modi di leggerlo. Internet può essere il male o il bene di una società, dipende da quale prospettiva si vedono le cose. Il video fa riflettere sull’approccio verso la Rete e la sua comprensione.

Ideato da Marco Montemagno e Tiziana Cera Rosco, ispirati dal video di Lost Generation.