Cosa sono i social media oggi?

Una segnalazione veloce ad una risorsa che mi è capitata sotto gli occhi in questi giorni. Si tratta di una presentazione di scenario digitale che vuole tratteggiare lo stato dell’arte dei social media prendendo come spunto alcuni numeri derivati dalle attività degli utenti in rete.
Con un titolo un po’ sopra le righe, “What The F*** is Social Media now” di All Digital mette in fila, in un centinaio di slide, alcune interessanti evidenze con lo scopo di raccontare cosa è diventata la rete ai giorni nostri.
Ecco, solo alcune delle cifre citate dalla presentazione:
- 500 miliardi: numero di minuti spesi su Facebook al mese
- 25 miliardi: contenuti condivisi ogni mese su Facebook
- 500 miliardi: la quantità di singole alterazioni della percezione che, attraverso i social media, gli americani generano ogni anno
- 24 ore: la lunghezza dei video uploadati su YouTube ogni minuto
- 2 miliardi: il numero di video guardati ogni giorno su YouTube
- 4 miliardi: il numero delle immagini caricate su Flickr
Tutto ciò dà immediatamente la percezione di un ecosistema di contenuti in continua cresci ed espansione che sta conoscendo uno sviluppo con tassi esponenziali. La cosa interssante è che i social media influenzano la vita al di fuori della rete. Un esempio lo si ricava direttamente da un dato condiviso nella presentazione: un sesto dei matrimoni dell’ultimo anno hanno unito persone che si sono conosciute o sono state messe in contatto attraverso siti di social network.
Scorrendo le slide mi sono chiesto: ha ancora senso parlare (solo) di fenomeno dei social media? A me pare quantomeno riduttivo.
Web collaborativo: quando il video musicale è fatto dai fan e non dalla band
Un esempio di attività partecipativa in rete. E’ la realizzazione di un video clip musicale ma in questo caso i protagonisti sono i fans della band, e non gli artisti.
Il risultato sembrerebbe più che discreto, considerati i mezzi tecnici usati dagli appassionati che hanno voluto contribuire (webcam + connessione internet).
Dalla descrizione del video su YouTube si legge: “This music video was shot for Sour’s ‘Hibi no Neiro’ (Tone of everyday) from their first mini album ‘Water Flavor EP’. The cast were selected from the actual Sour fan base, from many countries around the world. Each person and scene was filmed purely via webcam.”
A confermare, ancora una volta, che il web è in grado di sovvertire anche logiche affermate come quelle della produzione televisiva per il mercato musicale.
[Via Infoservi]
Promodigital affida ai blogger la promozione di H&S: questa strategia paga?
Promodigital, società milanese e romana specializzata nel buzz online, mi ha coinvolto in un progetto di promozione di marchio di shampoo, H&S (tanto per intenderci l’ex brand Head&Shoulders)
Il kit che mi è stato recapitato per testare i prodotti della linea era composto da 5 tipologie di shampoo (tutti antiforfora, si differenziano per aroma), una sacca della nazionale di Rugby italiana, un pallone da rugby formato mini e una chiavetta da 512mb (accessorio che fa sempre comodo).
Purtroppo, come avrete notato, sono rimasto lontano dal blog per qualche giorno, impegnato in alcuni lavori e faccende di vario tipo.
Devo essere sincero: sono un po’ scettico a parlare in questo blog (e, credo, nella maggiorparte dei blog) degli effetti che uno shampoo può avere sulla cute della propria testa, senza cadere in una squallida marchetta.
Allora ho deciso di osservare la cosa da un punto di vista differente: tralasciando la descrizione del prodotto ho cercato di raccogliere, per quanto possibile, le reazioni che la blogosfera e la Rete hanno avuto nei confronti di questa iniziativa.
La domanda che mi ha accompagnato nella prima parte della mia breve analisi è stata la seguente: promuovere prodotti di questo tipo sfruttando le logiche partecipative e virali del Web paga o meno?
Credo che quella di gettare nel mare degli UCG qualsiasi tipo di prodotto sperando che se ne parli (possibilmente bene) sia più una moda che una strategia ben pensata.
Faccio un esempio: se vi dicessero di parlare ad un amico di quanto è bello e funzionale il vostro cellulare di sesta generazione, lo fareste? Beh, io sì e molto volentieri.
Se vi dicessero invece di parlare sempre al vostro amico di quanto lo Zinco Piritone è importante per ridurre la vostra produzione industriale di forfora, lo fareste con lo stesso entusiasmo? Credo di no, a meno che non ci sia un vanesio all’ennesima potenza tra di voi
Di conseguenza credo che ci siano prodotti che si sposano a strategie che si basano sui social media con più “naturalezza” rispetto ad altri. Questo per una serie di motivi, ne cito solamente un paio:
Seconda domanda: a fronte di queste premesse quale è stata la reazione della Rete? Ad ora ho trovato questi post:
Alcuni mi sono sembrati quasi dei publiredazionali, semplicemente descrizione del prodotto con descrizione pressochè copiata dal materiale inviato a corredo dei prodotti. In altri casi l’approccio è stato invece corretto rimandando le valutazioni tra qualche tempo e raccontando le prime impressioni sulla proposta.
E’ ancora presto per valutare se la mia tesi iniziale possa essere confermata o meno. Rimango comunque dell’idea che non tutti i prodotti si prestino a logiche di buzz marketing in Rete. Vedremo se sarà questo il caso di questi shampoo
A prescindere da questa breve analisi, che in nessun modo pretende di essere esaustiva e completa, devo ammettere che il kit è veramente bello e curato (il pallone da rugby è fantastico).
Ah, dimenticavo: gli shampoo sembrano funzionare a dovere, ovviamente non gli ho ancora provati tutti e 5, ma ho cominciato con quello al limone e non posso che dirmi soddisfatto!




