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	<title>Matteo Galli &#187; twitter</title>
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	<description>Su internet si trovano tante cose intelligenti, per tutto il resto c&#039;è il mio blog.</description>
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		<title>World Cup 2010: accessi record per internet</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 13:07:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che i Mondiali di Calcio fossero un evento planetario è cosa ben nota e questa volta anche internet ha confermato l&#8217;attenzione dei navigatori verso questo evento. Durante la giornata di apertura del Campionato del Mondo di calcio si è registrato un picco record di traffico per i siti di news, portando in seconda posizione l&#8217;elezione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tw_button" style=""><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.matteogalli.com%2F2010%2F06%2F14%2Fworld-cup-2010-accessi-record-per-internet%2F&amp;via=matteo_galli&amp;text=World+Cup+2010%3A+accessi+record+per+internet&amp;lang=en&amp;count=vertical"  class="twitter-share-button">Tweet</a></div><p>Che i <strong><a href="http://www.fifa.com/index.html" target="_blank">Mondiali di Calcio</a></strong> fossero un evento planetario è cosa ben nota e questa volta anche internet ha confermato l&#8217;attenzione dei navigatori verso questo evento.</p>
<p>Durante la giornata di apertura del Campionato del Mondo di calcio si è registrato un <strong>picco record di traffico</strong> per i siti di news, portando in seconda posizione l&#8217;<a title="Elezione di Barack Obama" href="http://www.nytimes.com/2008/11/07/us/politics/07ratings.html" target="_blank">elezione di Barack Obama a Presidente degli Stati Uniti</a> che fino allo scorso 11 di giugno deteneva il record.<br />
Il traffico più consistente è stato registrato soprattutto da continenti tecnologicamente più avanzati e con il maggior numero di connessioni in rapporto agli abitanti, <strong>Nord America ed Europa</strong>, ma un sensibile aumento rispetto alle medie si è registrato in tutto il globo.</p>
<p>L&#8217;immagine qui sotto mostra in modo visuale l&#8217;aumento di visitatori fino ad un massimo di <strong>12,1 milioni di visitatori al minuto</strong>. La febbre per i Mondiali ha contagiato anche <a title="Twitter" href="http://www.twitter.com">Twitter</a> che ha dedicato un&#8217;<strong><a title="Sezione twitter dedicata ai Mondiali di Calcio" href="http://twitter.com/worldcup/worldcup" target="_blank">intera sezione dedicata ai modiali</a></strong> per non perdere i cinguettii che per tutto il periodo della manifestazione terranno banco nelle update. Tutto, ovviamente, in <em>real time</em> <img src='http://www.matteogalli.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-865" title="net-usage-world-soccer" src="http://www.matteogalli.com/wp-content/uploads/2010/06/net-usage-world-soccer.png" alt="Traffico internet il giorno di inaugurazione dei mondiali" width="426" height="575" /></p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.zdnet.com/blog/btl/world-cup-fever-sends-internet-usage-to-record-levels/35753" target="_blank">Via</a></p>
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		<title>Social network e le aziende italiane: un dialogo mancato</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 10:59:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il ritardo delle aziende italiane sul piano tecnologico è cosa ben nota e si conferma tale anche per l&#8217;utilizzo di Twitter, la piattaforma di micro-blogging più famosa al mondo. La lotananza delle imprese nostrane dal mondo dei social network trova conferma anche nell&#8217;ultimo rapporto redatto da Ludquist - società di consulenza strategica internazionale &#8211; che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tw_button" style=""><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.matteogalli.com%2F2010%2F06%2F08%2Fsocial-network-e-le-aziende-italiane-un-dialogo-mancato%2F&amp;via=matteo_galli&amp;text=Social+network+e+le+aziende+italiane%3A+un+dialogo+mancato&amp;lang=en&amp;count=vertical"  class="twitter-share-button">Tweet</a></div><p><img class="aligncenter size-full wp-image-853" title="Twitter-Aziende" src="http://www.matteogalli.com/wp-content/uploads/2010/06/Twitter-Aziende-e1275994550561.jpg" alt="Twitter e aziende" width="480" height="321" /></p>
<p>Il ritardo delle aziende italiane sul piano tecnologico è cosa ben nota e si conferma tale anche per l&#8217;utilizzo di <a href="http://www.twitter.com" target="_blank">Twitter</a>, la piattaforma di micro-blogging più famosa al mondo.</p>
<p>La lotananza delle imprese nostrane dal mondo dei social network trova conferma anche nell&#8217;ultimo <a href="http://www.lundquist.it/media/files/Lundquist_Corporate_Twitter_2010_Research.pdf" target="_blank">rapporto</a> redatto da <a href="http://www.lundquist.it" target="_blank">Ludquist </a>- società di consulenza strategica internazionale &#8211; che ha sottolineato come <a href="http://www.twitter.com">Twitter </a>sia ancora sconosciuto alla gran parte della realtà industriale del Bel Paese.</p>
<p>Il comunicato che annuncia la ricerca esordisce chiaramente:</p>
<blockquote><p><em>Italian companies have not yet discovered the power of Twitter with only eight of the country’s largest 40 companies using the social media site, according to new research released today by Lundquist.</em></p></blockquote>
<p>Se negli Stati Uniti le aziende vedono nei social network il canale preferenziale di contatto con i clienti, in Italia è ancora diffusa la paura che queste piattaforme siano un passatempo e non asset importante per sostenere ed alimentare il business.<br />
Dietro a questa diffidenza si nasconde la paura. Paura di gestire un luogo aperto, libero, dove il ruolo del protagonista è condiviso equamente tra brand e persone.<br />
I pochi esempi italiani che utilizzano Twitter e gli altri social network, infatti, si rivelano ancora propensi ad una diffusione delle informazioni di tipo broadcast; il brand pubblica le news sui canali social senza mai sfruttarli per la loro peculiarità principale: il dialogo.<br />
L&#8217;impressione è che alcune grandi  imprese italiane che sono approdate a Twitter l&#8217;abbiano fatto senza coscenza del mezzo utilizzato, coltivando una presenza quasi obbligata, giusto per sentirsi al passo con i tempi.</p>
<p>Estendendo il discorso all&#8217;universo dei social network non esiste, o non è sfruttata adeguatamente, la possibilità di dialogo continuativo con le persone che ricevono queste comunicazioni. Se fino a qualche tempo la dualità era impedita dalla stessa natura della comunicazione, ora gli strumenti permettono il confronto ma le modalità di confrontarsi con il mercato restano le stesse.<br />
E non è certo colpa delle persone che invece ricercando, anche se spesso in modo implicito, un dialogo con l&#8217;azienda, affollando forum, social network e blog con opinioni, suggerimenti e critiche verso prodotti o servizi.<br />
Se prima dell&#8217;avvento del web il canale di feedback dei clienti era delegato all&#8217;atto dell&#8217;acquisto, con l&#8217;era del digitale si è aperto un nuovo spazio di scambio, forse più importante della vendita stessa. E&#8217; lo scambio informativo, vero valore aggiunto per il brand ai giorni nostri.</p>
<p>L&#8217;apertura al confronto confronto, <em>mindset culturale </em>ancora prima che operativo, trova pochi interpresti almeno tra i nostri confini.<br />
Esistono i casi d&#8217;eccellenza tra le grandi aziende ma si contano sulla punta delle dita di una mano.<br />
Chi invece ha capito l&#8217;opportunità offerta dalle piattaforme social sono le <em>start-up</em>, piccole realtà imprenditoriali appena nate che  vedono nel web uno spazio importantissimo di confronto e crescita, sfruttando le leve dell&#8217;interazione per modulare continuamente la propria offerta verso il mercato.<br />
I piccoli imprenditori hanno capito che per &#8220;capire il mercato&#8221; è sufficiente confrontarsi con le persone che hanno una voce e che non sono più barre di un istogramma in un analisi di scenario.</p>
<p><em>Quale soluzione quindi per le grandi aziende?</em><br />
Cambiare mentalità, aprirsi al confronto senza censurare le critiche che anzi diventano indicazioni da sfruttare per migliorarsi. Le persone saranno sicuramente disponibili perchè si sentiranno coinvolte e partecipi nella creazione di valore.<br />
Comprendere che ciò che paga davvero è la qualità che si ha da offrire e non l&#8217;egemonia sulle proprie creazioni.<br />
Le aziende, ora più che mai, possono spingersi dove non hanno mai osato: possono parlare con le stesse persone che poi compreranno i loro prodotti, sondare le loro richieste, valutare le critiche. Tanto le persone parleranno comunque delle aziende, che loro lo vogliano o mano. Tanto vale scendere nella mischia, mettersi al livello delle persone, e far valere le proprie posizioni.<br />
Questo non significa perdere il controllo sull&#8217;identità della marca. Tutt&#8217;altro. Significa avere voglia di far crescere il brand insieme alle persone che già sono affezionate e lo conoscono a fondo, coinvolgendole affinchè esse stesse diventino promotrici.<br />
Non necessariamente delegando loro l&#8217;ideazione di nuovi prodotti o servizi da immettere sul mercato, ma semplicemente dando loro voce e rispondendo prontamente ad ogni loro necessità.</p>
<p>Perchè, si sa, nell&#8217;era dei social network la diffusione passa attraverso un giudizio positivo, il &#8220;Mi piace&#8221;.</p>
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		<title>IabForum 2009: chi paga il contenuto online? Tante ipotesi, qualche certezza, poche idee</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 11:41:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anche quest&#8217;anno Milano ha ospitato l&#8217;edizione dello IAB Forum, l&#8217;evento forse più importante dedicato all&#8217;evoluzione dei media in relazione all&#8217;advertising online. Non mi sento di dare un giudizio complessivo sulla manifestazione: su due giorni ho partecipato fisicamente solo all&#8217;ultimo appuntamento in agenda ieri pomeriggio, organizzato da Banzai. Il titolo dava spazio a interessanti riflessioni, sicuramente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tw_button" style=""><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.matteogalli.com%2F2009%2F11%2F05%2Fiabforum-2009-chi-paga-il-contenuto-online-tante-ipotesi-qualche-certezza-poche-idee%2F&amp;via=matteo_galli&amp;text=IabForum+2009%3A+chi+paga+il+contenuto+online%3F+Tante+ipotesi%2C+qualche+certezza%2C+poche+idee&amp;lang=en&amp;count=vertical"  class="twitter-share-button">Tweet</a></div><p><img class="alignright size-full wp-image-623" title="IAB-logo" src="http://www.matteogalli.com/wp-content/uploads/2009/11/IAB-logo.jpg" alt="IAB-logo" width="280" height="173" />Anche quest&#8217;anno Milano ha ospitato l&#8217;edizione dello <a href="http://www.iabforum.it/iab-forum-milano-2009/" target="_blank"><strong>IAB Forum</strong></a>, l&#8217;evento forse più importante dedicato all&#8217;<strong>evoluzione dei media</strong> in relazione all&#8217;<strong>advertising online</strong>.<br />
Non mi sento di dare un giudizio complessivo sulla manifestazione: su due giorni ho partecipato fisicamente solo all&#8217;<strong>ultimo appuntamento</strong> in agenda ieri pomeriggio, organizzato da <a href="http://www.banzai.it/" target="_blank"><strong>Banzai</strong></a>.</p>
<p>Il titolo dava spazio a interessanti riflessioni, sicuramente molto attuali :<em><strong> &#8220;Chi paga il contenuto? L&#8217;UCG ed il sistema economico dei media&#8221;.</strong></em><br />
Tavola rotonda abbastanza qualificata ed eterogenea: <strong>Paolo Ainio</strong> (presidente di <a href="http://www.banzai.it/" target="_blank"><strong>Banzai</strong></a>), <strong>Lorenzo Pelliccioli</strong> (AD di <a href="http://www.deagostini.it/deaweb/it/index.jsp" target="_blank"><strong>De Agostini</strong></a>), <a href="http://www.wittgenstein.it/" target="_blank"><strong>Luca Sofri</strong></a> (giornalista e blogger), <a href="http://tommaso.tessarolo.it/" target="_blank"><strong>Tommaso Tessarolo</strong></a> (Country Manager <a href="http://current.com/" target="_blank"><strong>Current TV</strong></a>), <a href="http://zambardino.blogautore.repubblica.it/" target="_blank"><strong>Vittorio Zambardino</strong></a> (giornalista di Repubblica) e <a href="http://www.pandemia.info/" target="_blank"><strong>Luca Conti</strong></a> (giornalista e blogger). A tirare le fila <a href="http://www.gadlerner.it/" target="_blank"><strong>Gad Lerner</strong></a>, digiuno di cultura digitale ma volenteroso di capirci un po&#8217; di più.</p>
<p>Sarò sincero: mi sarei aspettato<strong> maggiori spunti</strong> costruttivi dal panel, magari con qualcuno dei presenti che osasse anche solo <strong>abbozzare uno scenario futuro</strong>. Ancora una volta &#8211; forse giustamente, non so &#8211; il discorso è ricaduto sul ruolo della <strong>pubblicità a sostentamento del business online</strong>, limitando il focus degli interventi al solo settore dell&#8217;editoria digitale. Voglio propropoppre ugualmente qualche considerazione:</p>
<ul>
<li> L&#8217;<strong>arretratezza</strong> dell&#8217;Italia rispetto ad altre realtà digitali è ormai noto da tempo. Purtroppo sento ancora spesso che la soluzione è diminuire il gap cercando di <strong>importare </strong>le eccellenze sviluppate altrove, vale a dire rassegnarsi al fatto che l&#8217;Italia non è in grado di &#8220;<strong>produrre</strong>&#8221; innovazione. L&#8217;approccio, però, è incompleto. Un&#8217;affermazione di questo tipo non tiene conto del nostro contesto <em>culturale, politico e demografico</em> non raffrontabile con Paesi all&#8217;avanguardia in questo campo. Manca il<strong> mindset</strong> adeguato, condiviso e distribuito. Non la volontà di fare. Semplicemente vogliamo guardare avanti con gli occhi piazzati dietro alla schiena.</li>
<li><strong>Business e oline.</strong> Un<em> business model</em> che abbia come revenue solo<em> incoming</em> pubblicitario non è sufficiente, di per sè, a sostenere il business stesso. L&#8217;esempio citato in conferenza, quello di  <a href="http://www.huffingtonpost.com/" target="_blank">huffingtonpost.com</a> in realtà non è comparabile. Ha costi di struttura e di gestione completamente diversi da quotidiani nati su carta e migrati (parzialmente o totalmente all&#8217;online)</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Vecchi e nuovi modi di pensare.</strong> Nel mondo digitale occorre ragionare per <strong>nuovi paradigmi</strong>. L&#8217;errore più comune è quello di pensare l&#8217;innovazione come un avazamento/evoluzione o di mercati già strutturati. Ho trovato interessante, a riguardo, la riflessione di<strong> Sofri</strong>:<em> &#8220;Pensare l&#8217;approccio dell&#8217;editoria all&#8217;online come un adattamento degli schemi dell&#8217;editoria classica sarebbe come pensare come preservare i cavalli quando alla fine dell&#8217;800 si cominciò ad usare il treno per gli spostamenti&#8221;</em>. Il, quindi, parte dalle basi, sdradicando certezze fino ad ora inattaccabili. Come l&#8217;<a href="http://www.odg.it/site/index.php" target="_blank"><strong>ordine dei giornalisti</strong></a> ad esempio, che per sua stessa strutturazione non ammette permeabilità intellettuali. Pelliccioli ha sentenziato in modo chiaro:<em> &#8220;</em><span><span><em>Il giornalismo deve ripensarsi. Non è possibile concepire che una corporazione professionale possa essere aperta al cambiamento&#8221;</em>. Su questo la pensa alla <a href="http://zambardino.blogautore.repubblica.it/2009/11/05/giornalismo-allo-iab-ovvero-di-un-dibattito-vecchio-e-frusto/" target="_blank">stessa maniera</a> anche <strong>Zambadino</strong>.<br />
</span></span></li>
<li><strong>Tema UCG e qualità.</strong> Anche qui <em>Nihil novum sub sole. </em>L&#8217;apertura della<strong> partecipazione attiva delle community</strong> nel settore dell&#8217;informazione è una cosa inevitabile. E&#8217; un dato di fatto inconfutabile. Da qui a dire che tutti i contenuti<strong> UCG</strong> siano di qualità, ne passa. La professionalità unita a competenze consolidate sono  <strong>asset fondamentali</strong> per l&#8217;emersione dell&#8217;eccellenze. Il fatto di possedere una telecamera HD e una buona idea non è sufficiente, di per sè, a fare di una persona qualsiasi un grande regista.<br />
La rete dà invece opportunità ai videomaker più talentuosi di poter mostrare al mondo il proprio estro sfruttando canali diretti alternativi al mainstream. <strong>Tessarolo</strong> di Current TV è stato molto chiaro:<em> &#8220;Se il nostro palinsesto fosse formato solo da contentuti UCG puro, il nostro canale avrebbe chiuso i battenti nel giro di pochi mesi&#8221;</em></li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Futuro.</strong> Ainio è sicuro:<em> &#8220;Tra 5 anni Google non avrà più il peso attuale, il suo ruolo di monopolista sarà fortemente ridimensionato&#8221;</em>. Non sono certo un amante delle egemonie, ma mi è difficile (ora come ora) pensare a una<strong> riduzione della potenza di Big G</strong>.<br />
Se immagino internet come una casa,<a href="http://www.google.com" target="_blank"><strong> Google</strong></a> rappresenta sicuramente la<strong> porta</strong>, il gate di accesso privilegiato. Non solo. Sempre di più si sta riposizionando come un <strong>service provider a tutto tondo</strong>, continuando a sfornare prodotti di buona qualità, gratuiti ma non sempre utili (vedi Wave).<br />
Facile capire come ci possa riuscire:<strong> Google possiede il futuro.</strong> Ogni giorno raccoglie, analizza e gestisce una quantità di informazioni provenienti da una massa critica così estesa in grado di tradurre i miliardi di ricerche in insights di mercato. Prima degli altri, meglio degli altri. Difficile pensare ad un competitor di tale entità.</li>
</ul>
<p><strong>Morale della favola?</strong> Come al solito <strong>IAB forum</strong> è stato un momento per fare un punto della situazione e alimentare qualche <strong>considerazione personale</strong>.<br />
Non porto a casa nessuna certezza, ma non era questo il mio scopo.<br />
<strong>Sarei già contento di farmi le domande giuste <img src='http://www.matteogalli.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </strong></p>
<p>Ah, dimenticavo. Ovviamente tutta la due giorni è stata costantemente protagonista sui social network. Uno per tutti Twitter, con l&#8217;hashtag <a href="http://search.twitter.com/search?q=%23iabforum09" target="_blank">#iabforum09</a></p>
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		<title>Twitter is down (ancora)&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Aug 2009 17:17:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[UPDATE 19.19: il servizio è stato ripristinato Pochi istanti fa ho provato a fare un update del mio status su Twitter. Queste sono le schermate che mi ha restituito il browser Cosa sarà successo questa volta?  Ma, cosa che mi interessa maggiormente, quando il servizio tornerà attivo?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tw_button" style=""><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.matteogalli.com%2F2009%2F08%2F15%2Ftwitter-is-down-ancora%2F&amp;via=matteo_galli&amp;text=Twitter+is+down+%28ancora%29...&amp;lang=en&amp;count=vertical"  class="twitter-share-button">Tweet</a></div><p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong>UPDATE 19.19: il servizio è stato ripristinato </strong></span></p>
<p>Pochi istanti fa ho provato a fare un update del mio status su Twitter.<br />
Queste sono le schermate che mi ha restituito il browser</p>
<p><a href="http://www.matteogalli.com/wp-content/uploads/2009/08/twitter_down1.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-533" title="twitter down 1" src="http://www.matteogalli.com/wp-content/uploads/2009/08/twitter_down1-300x181.png" alt="twitter down 1" width="300" height="181" /></a></p>
<p><a href="http://www.matteogalli.com/wp-content/uploads/2009/08/twitter_down2.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-534" title="twitter down 2" src="http://www.matteogalli.com/wp-content/uploads/2009/08/twitter_down2-300x181.png" alt="twitter down 2" width="300" height="181" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Cosa sarà successo questa volta?  Ma, cosa che mi interessa maggiormente, quando il servizio tornerà attivo?</p>
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