Matteo Galli
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Quanto valgono le persone?

workA volte mi chiedo se lasciare a casa una una persona sia un bene o un male per l’equilibrio economico di un’azienda, soprattutto in un momento di congiuntura economica.
Sa da un lato nel breve periodo l’impresa trae un sicuro beneficio economico, facendo a meno di pagare lo stipendo per una risorsa considerata in esubero, dall’altro la persona di cui si priva porta via bagaglio di know-how e di prassi operative difficilmente ricostituibili in breve tempo.

In un periodo di crisi economia ciò che prevale è il primo aspetto a discapito del secondo, ritenuto marginale.
Ma cerchiamo di fare un passo in più. Quanto la congiuntura volge al termine e la domanda riprende a crescere, un fattore critico di successo è il tempo impiegato a immettere sul mercato un prodotto (o servizio) in grado di soddisfare le esigenze. Questo periodo, il time-to-market, è la misura della reattività d’impresa; quanto è più breve, quanto più aumentano le possibilità di affrontare il mercato da leader, traendone tutte i conseguenti vantaggi (marginalità, awareness, ecc.)

Ora, chi determina la durata del time-to-market? Le persone, la loro professionalità, il bagaglio di esperienza che negli anni hanno pazientemente costruito. Ripartire da zero costa, troppo. Il lavoro, con le sue implicite dinamiche, non si impara sui manuali aziendali, nè si presenta secondo regole prestabilite.
L’azienda (e chi la dirige) deve essere consapevole di questa cosa e su di essa deve lavorare, ogni giorno.

Morale: prima di lasciare a casa una persona sarebbe meglio puntare l’attenzione oltre alla sterile cifra che determina il corrispettivo budget.
E’ facile privarsi di un costo, molto più difficile acquisire competenze di qualità.
E le competenze, passato il buio della crisi, sono il vero valore aggiunto su cui fare leva.

Peccato che le competenze non abbiano una voce in bilancio.

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  • marco

    Ciao Matteo, condivido in pieno il tuo pensiero.
    Il lavoro non si impara solo sui manuali. Perdere professionalità ed esperienza per qualsiasi azienda vuol dire fare dei passi indietro.
    Secondo il mio punto di vista il problema è che le persone predisposte all’organizazione delle aziende (i dirigenti) troppo spesso fanno il grave errore di valutare marginali e comunque facilmente sostiutibili i lavoratori meno specializzati. Non è cosi’!!
    Il vero leader, il grande dirigente, sa valorizzare le persone ognuna nel proprio ambito di intervento e soprattutto sa “guardare in avanti”.
    Ciao

  • marco

    Ciao Matteo, condivido in pieno il tuo pensiero.
    Il lavoro non si impara solo sui manuali. Perdere professionalità ed esperienza per qualsiasi azienda vuol dire fare dei passi indietro.
    Secondo il mio punto di vista il problema è che le persone predisposte all’organizazione delle aziende (i dirigenti) troppo spesso fanno il grave errore di valutare marginali e comunque facilmente sostiutibili i lavoratori meno specializzati. Non è cosi’!!
    Il vero leader, il grande dirigente, sa valorizzare le persone ognuna nel proprio ambito di intervento e soprattutto sa “guardare in avanti”.
    Ciao

  • http://www.matteogalli.com Matteo Galli

    Ciao Marco.
    Le persone, con il loro bagaglio di esperienze, sono l’asset più importante di un’azienda. I dirigenti miopi questo non lo caspiscono, per loro è importante solo il budget.

  • http://www.matteogalli.com Matteo

    Ciao Marco.
    Le persone, con il loro bagaglio di esperienze, sono l’asset più importante di un’azienda. I dirigenti miopi questo non lo caspiscono, per loro è importante solo il budget.

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